Super 8

J.J. Abrams omaggia il cinema anni ’80 con un film ricco di azione e amicizia.

Venerdì 9 settembre è arrivato nelle sale cinematografiche italiane Super 8, pellicola diretta dal guru delle serie TV americane, J.J. Abrams (creatore di Alias, Lost e Fringe nonché regista di Mission Impossibile 3 e Star Trek) e prodotta da Steven Spielberg.

Il film racconta la storia di Jo, giovane ragazzo rimasto orfano di madre, che nell’estate del 1979 gira insieme ai suoi amici un film amatoriale sugli zombie. Mentre stanno riprendendo una struggente scena con l’inseparabile cinepresa super 8 (da cui ha origine il titolo), i ragazzi assistono allo spettacolare deragliamento di un treno. L’incidente da il via a una serie di strani eventi, che sconvolgono la vita dei giovani e di tutti gli abitanti della loro piccola cittadina, portandoli faccia a faccia con qualcosa che non pensavano potesse realmente esistere.

Super 8 è innanzitutto un omaggio al cinema preadolescenziale anni ’80. Quel genere pieno di sogni e buoni sentimenti reso famoso sul grande schermo proprio dal produttore del film, Steven Spielberg, e tanto caro anche a numerosi scrittori, primo fra tutti Stephen King. Nella pellicola vengono, dunque, riproposti tutti gli elementi che caratterizzano il genere, a partire dal gruppo di giovani amici che scorrazzano in bicicletta inseguendo i propri sogni, per arrivare al finale commovente, passando per il difficile rapporto con gli adulti, il primo amore e il sacro legame dell’amicizia prepuberale. In Super 8 tutto sembra provenire dagli anni ’80: i temi, l’ambientazione e anche la colonna sonora, scritta da Michael Giacchino (da sempre collaboratore di Abrams e vincitore dell’Oscar per la miglior colonna sonora con il film animato UP) con chiari rimandi alle composizioni di Alan Silvestri (All’inseguimento della pietra verde, Ritorno al futuro, Navigator e tanto altro).

Nonostante questo, tuttavia, il film non è un semplice nostalgico sguardo al passato, ma una rivisitazione moderna, che Abrams condisce con i suoi ingredienti preferiti: un pizzico di fantascienza, tanto mistero, un mostro solo intravisto per gran parte del film e filmati d’epoca che rivelano scottanti verità del passato.

La regia è estremamente dinamica, i dialoghi brillanti, le scene al computer ben integrate con quelle da set. Proprio quest’ultime colpiscono in modo particolare: scene d’azione “vecchia scuola, con vaste ricostruzioni scenografiche, tante comparse ed esplosioni tutt’altro che digitali.

La storia è semplice, poco originale, ma viene mostrata in maniera avvincente, strizzando l’occhio alla narrativa del già citato Stephen King. Tutto lo svolgersi della trama è infatti basato su un dettagliato sistema di personaggi. La piccola cittadina dell’Ohio non è solo uno sfondo, ma parte integrante della storia: una comunità (ben descritta) costretta ad affrontare gli apocalittici avvenimenti scatenati dall’incidente ferroviario. E poi ci sono i giovani amici, ovviamente. Ragazzini per cui il mondo è semplicemente il teatro dei loro sogni. Spaventati, certo, ma non per questo arrendevoli. Il loro progetto comune e soprattutto l’amicizia che li lega sono motori inesauribili che li spingono oltre la paura, oltre la drammatica realtà, dritti verso il mondo di innocente fantasia che, crescendo, non saranno più in grado di raggiungere. Super 8 è esattamente questo: uno sguardo attraverso gli occhi innocenti di un dodicenne non ancora sceso a patti con la vita.

Menzione d’onore per Elle Fanning, sorella minore dell’enfant prodige Dakota Fanning (Mi chiamo Sam, La guerra dei mondi, Twlight), che regala al pubblico un’interpretazione intensa, una spanna sopra quelle degli altri attori, quasi tutti provenienti dal piccolo schermo.

Super 8 di J.J. Abrams non è un film perfetto (la scena del deragliamento è un po’ eccessiva e nel finale poteva essere dato meno spazio all’azione e più alla spiegazione), ma è un film di cui si sentiva il bisogno. In un cinema dominato da vampiri e storie dark in cui tutti sembrano aver fretta di crescere, lanciare uno sguardo verso l’innocenza della preadolescenza non può far che bene. Non si può vivere sempre con la testa tra le nuvole, ma ogni tanto è bello credere di poter volare verso la luna in sella alla tua bici luccicante. 

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