The Green Lantern

Arriva anche in Italia l’ultimo sfavillante Comic Movie hollywoodiano, ispirato alle epiche gesta delle Lanterne Verdi.

Dopo aver visto un film direttamente tratto da un libro o un fumetto, è facile imbattersi nelle opinioni contrastanti tra gli schieramenti che vedono tutti quelli che hanno già letto il libro/fumetto e quindi avevano determinate aspettative contro quelli che sapevano poco o niente dell’opera originale, quindi meno esigenti nei confronti del film ma anche meno preparati a cogliere alcuni riferimenti precisi o intrecci nella trama. 

Sotto questo punto di vista, The Green Lantern, prodotto dalla Warner Bros e diretto dal regista Martin Campbell (Casinò Royale), ha il dubbio pregio di mettere d’accordo le due opposte fazioni, scontentandole entrambe con altrettanta efficacia.

il poster statunitense del film

Tratto da una delle saghe a fumetti più popolari e amate della DC ComicsThe Green Lantern non riesce assolutamente a tenere il passo con la qualità del fumetto né tantomeno con i numerosi  Comic-Movies col quale le major holliwoodiane stanno tenacemente inondando il mercato. Già dai primi istanti del film si inizia a scorgere il fastidioso alone di pressapochismo che guiderà tutto il film nella sua scoordinata corsa verso i titoli di coda. L’intera mitologia delle lanterne verdi, un corpo di combattenti spaziali che agisce capillarmente in tutto l’universo da tempi immemori compiendo gesta di incredibile valore, viene ridotto ad un riassuntino di un minuto che cita in modo confusionario settori spaziali, anelli del potere ed entità malvagie. Quindi, se durante l’inizio del film avete abbassato la testa per chiudere il cellulare e quando l’avete alzata di nuovo avete avuto l’impressione di esservi appena  persi qualche millennio di storia, posso garantirvelo: non era un’impressione.

Ovviamente nessuno si aspetta un prologo eccessivamente lungo, ma esiste un confine tra sintesi e superficialità di cui questo film non sembra tenere conto. Nelle prime scene del film assistiamo al risveglio (del tutto casuale) del malvagio Parallax, una creatura che trae forza dalla paura, nemico giurato delle lanterne verdi che invece traggono il loro potere dalla forza di volontà e dal coraggio. Quando Parallax attacca e ferisce mortalmente la lanterna verde Abin-sur, l’alieno dalla pelle fucsia fa rotta sulla terra per rintracciare il suo erede. Nel frattempo, Hal Jordan (Ryan Reynolds), un muscoloso pilota di caccia umano fa la sua prima apparizione nel film causando deliberatamente l’esplosione di una manciata di aerei dal valore esorbitante durante un’esercitazione, perdendo il posto e rischiando di mandare in rovina tutta la compagnia per il quale lavorano i suoi amici e la sua attuale fiamma (Blake Lively), solo per sfoggiare le sue doti di pilota. Questo atto di coraggio lo classifica evidentemente come il giusto possessore di una delle armi più potenti dell’universo, e l’anello di Abin-sur lo designa come prima lanterna verde di razza umana della storia. 

Ryan Reynolds in una scena con Blacke Lively, la "Donzella-in-pericolo" del film.

Per padroneggiare i suoi poteri virtualmente illimitati, Hal viene trasportato sul pianeta di OA, la base delle lanterne verdi, per un duro allenamento formativo della durata di circa dieci minuti durante il quale vengono presentati una serie di interessanti personaggi che scompariranno definitivamente prima ancora che abbiate la possibilità di memorizzarne i nomi.

Nel frattempo l’oscura influenza di Parallax arriva sulla terra contagiando lo sfortunato dottor Hector Hammond (Peter Sarsgaard), dotandolo di potenti capacità telecinetiche ma trasformandolo al contempo in un grottesco essere deforme e invalido. L’interpretazione di Sarsgaard è decente, ma il personaggio tragicomico del Dr. Hammond evidenzia quanto possa essere determinante per un film la mancanza di un cattivo carismatico e credibile.

Il film prosegue al ritmo di rapide schermaglie che si susseguono in modo apparentemente casuale e forzato, escamotage per fare sfoggio di costose scene d’azione cariche di effetti speciali, i quali seppur visivamente notevoli, non sfuggono alla mediocrità generale della sceneggiatura. Grazie agli anelli del potere, le lanterne verdi sono in grado di materializzare con la propria forza di volontà qualsiasi cosa l’immaginazione del portatore riesca a concepire. Un vero peccato che l’immaginazione di Hal Jordan (e degli sceneggiatori) si fermi al livello di un bambino di dodici anni, quindi preparatevi a scontri a base di motoseghe verdi, mitragliatrici e macchine da corsa volanti.

Parallax, la malvagia entità che minaccia la terra d'indubbia presenza scenica. Peccato si riveli tutta fumo e niente arrosto.

Lo scontro decisivo tra Hal Jordan e il titanico Parallax non risolleva le sorti del film, e il finale scontato e prevedibile accompagnato dalla terribile trovata dei Jet-da-Traino, da il colpo di grazia alla pazienza dello spettatore che nella maggior parte dei casi si alza e se ne va senza nemmeno darsi la pena di aspettare i titoli di coda per vedere l’immancabile after-credit scene che preannuncia l’avvento di una nuova terribile minaccia: un possibile sequel.

The Green Lantern è un flop, solo leggermente migliore di catastrofi come Catwoman (2004) e Jonah Hex (2010), ma abbastanza brutto da assestare un duro colpo non solo alla DC Comics, alla Warner Bros e ai fan, ma anche a tutto il genere dei Comic Movies. Da evitare. 

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