Il poeta dell’urban fantasy: Neil Gaiman

Ci sono scrittori che segnano un’ era per la loro capacità di entrare nella mente dei lettori e di affabulare con storie talmente originali da coinvolgere in maniera assoluta. Neil Gaiman è uno di questi.

Considerato in Italia un autore per ragazzi, questo suddito di Sua Maestà è uno dei grandi maestri del fantastico, abile romanziere capace di condurre i suoi seguaci lungo i crinali della fantasia più ardita con uno stile evocativo e insieme potente. Attenzione però: niente elfi, fate e orchi… o non come i “soliti”.

Il fantastico di Gaiman è visionario e insieme fortemente compenetrato con la realtà in cui viviamo: le sue storie sono al confine tra il reale e le mille dimensioni che la mente umana non riesce a comprendere. Padre di Sandman e del ciclo degli eterni (fantascienza), sceneggiatore per la BBc Uk, scrittore, giornalista, gattofilo convinto, autore di sceneggiature per il cinema. Uno spirito poliedrico, un autore raffinatissimo.

La sua produzione letteraria è divisa tra romanzi per ragazzi e per adulti. Questa netta distinzione, però, è piuttosto limitativa: racconti come Il figlio del Cimitero (i cui diritti sono stati acquistati da Tim Burton) o Coraline (da cui è stato tratto un film d’animazione), o ancora Stardust (divenuto un film con Robert de Niro e Michelle Pfeiffer pochi anni fa) possono esser letti da un adulto senza per questo apparire infantili o ingenui, anzi. Conquistano per la loro bellezza e la magia nascosta dal delicato fraseggiare dell’autore. Dedicati a un pubblico adulto sono American Gods e I ragazzi di Anansi (entrambi ambientati negli Stati Uniti) che hanno in comune anche alcuni personaggi.

Libri come Stardust e Nessundove, i più conosciuti e celebri dell’autore, sono difficili da classificare: hanno una ricchezza espressiva, una forza poetica e personaggi così ben sfaccettati che ogni categorizzazione risulta restrittiva, persino ridicola.

Il primo è una sorta di favola per adulti dove Tristran, un giovane campagnolo, deve dare la caccia ad una stella per ottenere il cuore di una fanciulla tanto bella quanto vanesia. Scopre, nel corso del viaggio, che la stella è una ragazza, una creatura splendente e fatata braccata da nemici spietati: è inseguita da tre streghe che vogliono strapparle il cuore e da una famiglia di fratelli-coltelli in lotta per il trono.

Il libro è la metafora di una ricerca del potere e della bellezza che è incapace di guardare al di là della propria fragilità umana. In questo romanzo, la barriera tra i mondi è qualcosa di reale: una muraglia che sorge nell’ amena campagna inglese guardata a vista da custodi che impediscono che le due dimensioni vengano a contatto. Oltrepassata questa, ogni regola, ogni conoscenza umana è sovvertita e gli esseri umani scoprono un nuovo mondo.

Stardust è un romanzo di formazione e nello stesso tempo un romanzo di viaggio; entrambi caratteri che condivide con Nessundove, ambientato nella Londra contemporanea ed edito in Italia da Fanucci. Richard è un anonimo impiegato della city londinese che si ritrova catapultato in una Londra anomica e misteriosa, popolata da assassini, ombre fameliche e cacciatori di taglie. Tutto questo accade solo per aver aiutato Lady Porta, giovane donna capace di aprire porte là dove non esistono, depositaria di antichi segreti. In questo caso, però, la barriera è più sottile ed è chiaramente metaforica: da un giorno all’altro, le persone che lo conoscono non sanno chi è, il suo bancomat viene rifiutato perché inesistente, l’appartamento in cui vive è considerato sfitto e viene locato ad altri inquilini… La barriera è data dall’altrui percezione e dalla consapevolezza di Richard di esser divenuto invisibile per vivere a cavallo tra due dimensioni. 

Ciò che caratterizza profondamente la poetica di Neil Gaiman è la fusione tra la quotidianità e l’irrealtà. Esistono altri mondi, altre dimensioni che si sovrappongono e coesistono con la realtà così come noi la conosciamo, in cui esseri misteriosi si muovono. Creature capaci di leggere le linee che legano i diversi piani dell’esistenza (come Porta di Nessundove) o che considerano un cimitero come la propria casa, nel senso che abitano in una tomba e si comportano da fantasmi pur essendo vivi, come Bod.

L’occhio di Gaiman è poetico. Mai crudo, mai volgare, mai eccessivo. La scrittura di quest’ autore è duttile, originalissima. La parola si trasforma in poesia per ritornare allo stato di prosa, pur mantenendone la musicalità e la potenza evocativa. È evocativo, immaginifico, sognante, e insieme potente. Pochi sapienti aggettivi per delineare figure indimenticabili o sentimenti difficili da spiegare. Neil Gaiman fonde passione e forza in uno stile che non può lasciare indifferenti, che affascina e coinvolge, che ha la musicalità del vento tra le foglie e la potenza di un uragano.

Un volume forte, fortissimo è American Gods con cui l’Autore ha vinto il premio Hugo, pubblicato in Italia da Mondadori, come gran parte delle opere di questo scrittore. Il protagonista, un galeotto uscito di prigione senza alcuna prospettiva per il futuro, viene avvicinato da un misterioso vecchio che gli chiede di scortarlo su e giù per l’America. Il viaggio sarà ben più che un semplice transito da un luogo all’ altro attraverso un’America assolata e indifferente: si tradurrà nella scoperta di una dimensione antica ed atavica: quella della divinità. Il profondo bisogno insito nell’uomo di confrontarsi con ciò che non può conoscere, con l’incapacità di padroneggiare la natura o i fenomeni atmosferici… tutto spazzato via da una società iper razionale, concentrata su un dio senza nome e dai mille volti: il profitto. Non c’è più spazio per la magia, l’immaginazione: la modernità ha cancellato tutto.

E gli Dei, quelli adorati dai nostri padri, quelli che sono venuti ben prima di Cristo o che appartengono a popolazioni estinte da tempo, devono lottare per sopravvivere a se stessi. Pallidi simulacri di ciò che erano, ridotti a figure patetiche, costretti ai lavori più umili, vivono tra gli umani sfruttandone le debolezze. Compresi gli dei del pantheon del Reno, e Odino, il più potente, cinico e astuto tra le antiche divinità, che non si rassegna a un destino di oblio e polvere, ma che vuol vendicarsi del genere umano irriconoscente e ipocrita. Sulla stessa scia si pone I ragazzi di Anansi, ambientato sempre negli Stati Uniti e considerato una sorta di sequel di American Gods.

I personaggi di Gaiman sono antieroi un po’ sfortunati, un po’ imbranati… figure delicate e straordinarie. Outsider dimenticati dal tempo e dalla società, schiacciati dalle proprie paure e da rimorsi che non si rendono conto di provare, trovano la faticosa strada del riscatto attraverso la scoperta di una natura umana nascosta tra le pieghe della propria interiorità. Sono dotati di forza e di un coraggio che non sapevano di avere e che scoprono solamente nel corso delle vicende che li vedono protagonisti. Come accade al timido, insicuro Richard di Nessundove, che diviene un eroe puro e tenace, o a Tristran che lascia il suo villaggio umano ancora adolescente per farvi ritorno da uomo, dopo aver forgiato il suo animo nel fuoco della sfida verso nemici senza scrupoli. Sono figure che conservano nel loro animo l’autenticità dell’infanzia, lo sguardo pieno di meraviglia che è tipico dei bambini, ma ciò non significa che si tratti di trame o personaggi infantili. In essi vi è quel distacco che solo le persone pure e libere hanno.

Crudeltà, cinismo, cattiverie non sono sentimenti sconosciuti nel mondo di Gaiman. Ma il suo sguardo è pacato, il suo atteggiamento verso le miserie umane è empatico, mai di condanna o di superficiale giudizio. Gaiman è un narratore puro, e come tale si pone nei confronti dei suoi personaggi e dei lettori: con grande onestà.

Il suo ruolo nel mondo della letteratura fantastica è come i suoi libri: di difficile collocazione. Di certo romanzi come American Gods, Nessundove, o il Figlio del Cimitero sono certamente Urban Fantasy. Altri volumi, come Stardust, appartengono a pieno titolo al fantasy. Purtuttavia, le definizioni mostrano i limiti in caso di un autore eclettico qual è Gaiman. Ha scardinato – grazie alla sua prosa poetica e la magia evocativa delle sue storie – ogni categoria, ed è a lui e ad autori come Christopher Moore che dobbiamo la creazione di un nuovo modo di intendere la letteratura di genere.

In Gaiman, contaminazione e rielaborazione hanno creato storie appassionanti, scritte magnificamente, capaci  non solo di divertire ma anche di emozionare i lettori, cosa assai difficile nel composito mondo della letteratura fantastica. È un unicum, un autore originale e particolare: ha punti di contatto con mille e più autori, da Dickens a J. K. Rowling o Kerouak. Ma, al di sopra di molti altri, ha una sua favolosa individualità, ed è questo che lo rende un modello per tutti coloro che vogliono leggere – e scrivere – di fantastico.

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