Game of Thrones secondo Sergio Altieri

Nell’aria vibra la coinvolgente melodia di “A Song of Ice and Fire”, epica saga di Gorge R.R. Martin, con “Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori…” e appassionanti intrighi.

Tradotto in più di venti lingue, con milioni di copie vendute in tutto il mondo, non si può ignorare il grande successo della serie fantasy Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, che dal 1996, data di pubblicazione del primo libro della serie, A Game of Thrones, continua a guadagnare vasto seguito e popolarità, anche grazie alla recente trasposizione televisiva, targata HBO.

4 libri, 271 capitoli, per un totale di 3188 pagine: questi, i numeri stratosferici di una saga epica ai quali non sono ancora stati aggiunti i dati del quinto volume della serie, A Dance with Dragon, da poco uscito in America, e dei due volumi conclusivi previsti da Martin. Dati imponenti che non danno neppure minimamente l’idea dello straordinario lavoro compiuto da George R. R. Martin, che con efficacia costruisce un inedito universo fantasy ricco di personaggi cesellati ad arte, trame intrecciate come il più fine dei broccati, ambienti dipinti con pennellate cariche e sapienti. Un piccolo capolavoro concepito nei minimi dettagli, con un’accuratezza inusuale.   

“Il diavolo, dicono, si annida nei dettagli. Un libro di questa magnitudine contiene moltissimi diavoli, ognuno dei quali è pronto a mordere se non si presta attenzione. Per mia fortuna, conosco molti angeli”.

(dai Ringraziamenti  contenuti nel romanzo A Game of Thrones, da noi pubblicato nei volumi Il Trono di Spade e Il Grande Inverno)

Conoscendo l’opera, o anche solo leggendo i dati che la riguardano, colpisce che il progetto iniziale fosse quello di creare una classica trilogia fantasy, che nel corso del tempo sembra aver guadagnato una volontà propria, crescendo e approfondendosi.  

 “Cosa posso dire? È una GROSSA storia ed un cast di migliaia di personaggi” 

(da un messaggio dello stesso Martin su Legends del 6 Ottobre 1998)

Ci troviamo nei Sette Regni di Westeros, dove le stagioni durano anni e gli eroi destinati a salvare le sorti del mondo non esistono. In questa saga, infatti, non troverete “mezz’uomini” dall’animo puro con un pesante fardello da portare, o “cercatori” con la loro Spada della Verità. Qui troverete uomini e donne che, con i loro incontri/scontri, le scelte e le alleanze, tesseranno la sorte dei vari regni

Un fantasy atipico, a tratti crudo e brutale, cinico e violento, nel quale la magia ha poco spazio (almeno inizialmente). E, forse, proprio per queste sue caratteristiche risulta particolarmente credibile e realistico, tanto da ricordare i secoli bui del medioevo europeo ed in particolare La Guerra delle Due Rose e La crociata degli Albigesi. La distinzione tra buoni e cattivi, tra il bene e il male (a differenza di molti fantasy tipici) è sottile, a volte addirittura inesistente, giacchè i personaggi che popolano la storia sono soggetti al cambiamento.  

“Mi piace usare la storia per dare colore alla mie storie fantasy, per aggiungere sostanza e verosimiglianza, ma riscrivere semplicemente la storia cambiando i nomi non m’interessa. Preferisco immaginare di nuovo tutto e prendere direzioni nuove ed inaspettate”

(da un messaggio dello stesso Martin su Legends del 27 Novembre 1998)

Quindici anni prima dell’inizio delle vicende narrate in A Games of Thrones, aveva avuto luogo una sanguinosa guerra civile, per deporre re Aerys II, Il  Folle. Molte grandi case dei sette regni, guidate dai Baratheon e dagli Stark, si unirono sotto un unico vessillo e sterminarono tutta la dinastia Targaryen, re compreso, fatta eccezione per i due figli minori, portati in salvo attraverso il mare nelle Terrre Libere. Robert Baratheon salì sul Trono di Spade e consolidò la sua posizione attraverso il matrimonio con Cersei Lennister, esponente di una delle più ricche ed influente casate dei Sette Regni. La pace e l’equilibrio si rompono con la morte di Lord Jon Arryn, Primo Cavaliere del Re e suo amico fraterno, dando il via alla serie di eventi che ancora oggi, a quindici anni dalla pubblicazione del primo volume, non hanno trovato una degna risoluzione. Una saga epica, ricca ed appassionante, che non può lasciare indifferenti.

Per capire meglio cosa si nasconde dietro questa serie che ha appassionato milioni di lettori nel mondo, abbiamo chiesto a Sergio Altieri, storico traduttore dell’epopea Martiniana e scrittore raffinato sotto lo pseudonimo di Alan D. Altieri, di rispondere a qualche domanda.

1. Come hai vissuto l’esperienza di tradurre la monumentale opera di George R. R. Martin? 

Anzitutto, un ringraziamento a tutti voi per l’interesse verso il mio lavoro di traduttore di questa straordinaria epopea fantasy. Allora, devo ammetterlo: pur avendo sempre rispettato il fantasy come fondamentale genere narrativo dell’immaginario, pur avendo sempre ammirato le opere dei grandi maestri — da Tolkien a Howard, da Brooks a Jordan, da Moorcock a Gemmell, per citarne solo alcuni — al fantasy tout-court ho sempre preferito hard-action thriller, SF & Horror. La mia personale conversione al fantasy?Proprio il coinvolgimento diretto con questa prodigiosa epopea di George R.R. Martin che è “A song of ice and fire”. A questo proposito, voglio ricordare e ringraziare il caro amico Stefano Magagnoli — all’epoca, 1998, direttore editoriale degli Omnibus Mondadori — per avere temerariamente e inaspettamente pensato a me come traduttore. La sfida: mettiamo un narratore di thriller metropolitani e/o apocalittici alle prese con un genere letterario pressochè antitetico. Voglio credere — e mi auguro, ben tredici anni dopo “A Games of Thrones”, che sia voi che i lettori siate concordiate con me — che sia una sfida dall’esito positivo.

2. Come definiresti questa opera fantasy? Quali sono gli elementi innovativi che l’autore riesce ad inserire in questo universo fantastico?

Non dobbiamo dimenticare che George R.R. Martin è uno dei più poliedrici natural talents della narrativa degli ultimi trent’anni e oltre. Martin ha scritto, pubblicato e sceneggiato pressochè di tutto: SF, Horror, meta-thriller, serie TV. Un suo gioello del passato è “Night of the Vampires”, racconto in cui i “vampiri” in questione — ampiamente precorrendo e profetizzando i tempi degli aerei “stealth” — sono una squadriglia di super-bombardieri notturni. Un suo autentico capolavoro è “A Dying of the Light” (La Luce Morente), straordinario romanzo della SF eroica nel quale già si possono vedere i primi bagliori di quello che, molti anni dopo, sarebbe diventata la saga di “Ice & Fire”. Uno degli aspetti per me davvero unici di quest’opera? Osando giocare la carta della contraddizione in termini: la sua realistica credibilità. L’intero universo creato da Martin in “Ice & Fire” — il quale potrebbe essere sia il nostro mondo del futuro (sopravvissuto a dopo molti immani cataclismi) sia “un altro luogo” — emerge come un universo credibile. Nel senso che l’eccezionale talento dell’Autore è in grado di farci “comprare” estati e inverni senza fine, non-morti dagli scintillanti occhi azzurri e draghi sputafuoco grandi come B-52. L’universo di “Ice & Fire” e’ sostanzialmente un medio-evo estremizzato. Martin stesso riconosce di avere preso spunto dalla storica “Guerra delle Due Rose”, che per decadi devastò la Gran Bretagna pre-Tudor. E se ci pensiamo, Stark e Lannister sono nomi molto riminescenti di York e Lancaster.

L’altro aspetto assolutamente geniale di “Ice & Fire” è che Martin ha attinto a piene mani e con pieno successo da tutte le culture etniche e da tutte le epoche storiche: I dothraki sono i tartari, le citta’ libere sono i porti commerciali del Levante Mediterraneo, le Isole dell’Estate sono l’Asia Insulare. Una lista che potrebbe allungarsi di molto. Inoltre, Martin è stato — ed è tuttora — abile al punto da non rendere, narrativamente parlando, il soprannaturale come un elemento troppo invasivo. Soprannaturale e magia sono elementi fondanti di “Ice & Fire” — rimango ancora oggi affascinato dall’agghiacciante capitolo di Melisandre, la Donna Rossa, che partorisce l’ombra assassina — ma al tempo stesso non sono elementi debordanti. In sostanza, fantasy sì, ma con il realismo sempre in primo piano.

3. Da Autore/Traduttore, puoi spiegarci il lavoro colossale che Martin ha costruito? Le Cronache del Ghiaccio e del fuoco contano tantissimi personaggi, trame e sottotrame, come si riesce a portare avanti una struttura narrativa di tali dimensioni? 

Proprio questa domanda — Hey, George, how the hell do you manage to write all that? — gli e’ stata posta in una memorabile intervista radiofonica dell’inverno scorso condotta dal grande Luca Crovi, con me a fare da tramite linguistico. George Martin però ha glissato. Come giustamente sottolinei, l’universo di “Ice & Fire” e’ incredibilmente complesso: le Nobili Casate, la Barriera, gli Estranei, gli Uomini di Ferro, le lotte e i conflitti su grande e piccola scala… Ritengo, ma è solo un’opinione, che a Martin sia tuttora di grande aiuto la sua esperienza di produttore/sceneggiatore su serie TV di ampio successo quali “The Twilight Zone” e “Beauty and the Beast”.

In sceneggiatura, si narra a “settori separati” che verranno poi assemblati nel montaggio finale, sia scritto che filmico. Facendo anche riferimento alla mia personale esperienza nella stesura delle duemila pagine complessive della “Trilogia di Magdeburg”, ritengo che su “Ice & Fire” Martin stesso abbia lavorato, e continui a lavorare, non in sequenza narrativa diretta ma per “blocchi narrativi”.  In sostanza, l’ordine finale dei capitoli non-è l’ordine secondo il quale i capitoli sono scritti in origine. Nel senso che Martin scrive tutti i capitoli di Tyrion, poi tutti i capitoli di Jon, poi tutti i capitoli di Daenerys, e avanti così. Dopo di che, esegue i riferimenti incrociati per la continuità narrativa e assembla il tutto. Ma, come ho detto, la mia e’ solo un’opinione: George alone has the real answer.

4. Tu hai seguito questa saga fin dai suoi esordi, com’è cambiato il suo stile negli anni?

Ottima domanda. Per quanto posso vedere da traduttore, il suo stile NON è cambiato affatto: il tratto del grande narratore. Tanti anni trascorsi da “A Game of Thrones”, migliaia e migliaia di pagine dopo, mirabolanti avventure e intrighi costruiti e risolti, questo formidabile Autore è riuscito a conservare tutti i tratti stilistici originari. No small feat, if you ask me!

5. Quali sono state le difficoltà che hai incontrano nella traduzione del fantasy in generale e di questo in particolare, visto che spesso si utilizzano anche parole inventate dall’autore?

Tradurre non è mettere parole in fila da una lingua all’altra. Tradurre è trovare la giusta “terra di mezzo tra due strutture di pensiero diverse. Nel genere fantasy in particolare, questa “terra di mezzo” è particolarmente insidiosa proprio a causa delle parole inventate. Ed è qui che il traduttore è chiamato a compiere scelte ugualmente insidiose. In materia, “Ice & Fire” è un autentico campo minato: soprattutto nei nomi dei luoghi e nei soprannomi di alcuni personaggi, Martin tira fuori quella che non esito a definire una profonda vena poetica ed estetica. Qualche esempio: nell’originale, la fortezza degli Stark è Winterfell, letteralmente: pieno inverno, la fortezza dei Tully è Riverrun, corrente del fiume, e la fortezza dei Lannister è Casterly Rock, roccia di castello. Come i lettori italiani sanno, le mie scelte — sostanzialmente dettate dalla immediatezza lessicale — sono rispettivamente “Grande Inverno”, “Delta delle Acque” e “Castel Granito”. Lo stesso vale anche per la Barriera (the Wall), i bruti (the wildings), gli Estranei (the Others), lo Sterminatore di Re (Kingslayer), Ditocorto (Littlefinger), il Folletto (the Imp, “demonietto”), il Mastino (the Hound), insomma, un elenco di scelte lungo quanto… i sette regni. Eppure, sono precisamente queste scelte a dare quel giro di vite in più e in positivo alla traduzione del genere fantasy.

6. Cosa ne pensi della trasposizione cinematografica HBO, che approderà su sky cinema proprio questo autunno? Pensi che con la serie tv Game of Thrones la serie A Song of Ice and Fire subirà un nuovo rilancio? 

Non ho visto tutti gli episodi, ma quello che ho visto è… semplicemente eccezionale! Superata la memorabile sequenza in computer graphics dei titoli di testa, siamo immediatamente proiettati nell’universo di “Ice & Fire”, nel Nord, assieme agli Stark e ai Guardiani della notte. Con lo stesso Martin quale “consulente letterario & artistico”, questi primi undici episodi prodotti dal mega-network HBO coprono con estrema fedeltà tutto “A Game of Thrones”, primo volume della saga. Mi risulta che Martin e HBO siano già al lavoro sugli undici episodi successivi, a coprire “A Clash of Kings”, secondo volume. Cruda ed epica, corrosiva e spettacolare, ritengo che la serie TV non farà che accrescere la risonanza di un’opera che è già un culto a livello mondiale. Oltre al look, centratissimo e inaspettato per un fantasy, direi il vero punto di forza della serie stessa sia il cast, largamente britannico. Un cast tutt’altro che facile da mettersi assieme considerando la varietà dei personaggi creati da Martin, eppure la produzione è riuscita a centrare pressochè tutti i bersagli: Sempre professionale Sean Bean come Eddard Stark, magnifica Lena Headey come Cersei Lannister, grandioso Jason Momoa come Kahl Drogo, straordinario il veterano Charles Dance come Tywin Lannister. Ma i due veri pieces de resistance, almeno a mio parere, restano Peter Dinklage come Tyrion Lannister ed Emilia Clarke come Daenerys Targaryen. Uno spettacolo assolutamente da non perdere.

7. Leggendo A Song of Ice and Fire non si può non parteggiare per qualche personaggio. Io adoro Arya e Jon Snow. Tu invece, da chi ti sei lasciato trascinare?

Io stesso sono un fan di Arya e Jon, anche se tra i “buoni” di  “Ice & Fire” faccio un tifo sfegatato per Daenerys Targaryen. Faccio anche il tifo per ser Brynden the Blackfish Tully, duro, letale e profondamente integro. Per contro, rimango un sostenitore del dark side, il lato oscuro. E, nell’opera di Martin, quanto a lati oscuri abbiamo solo l’imbarazzo della scelta. Ecco perchè, alla fine, sono proprio i “cattivi”, in tutte le loro ambigue, contradditorie sfumature, ad attirare la mia attenzione Jaime Kingslayer Lannister, killer infame eppure dalla coscienza aggrovigliata; Sandor the Hound Clegane, spada per tutte le stagioni maledette eppure dal cuore spezzato di fronte all’innocenza;  ser Jorah Mormont, guerriero in disgrazia eppure alla ricerca di un amore impossibile; Daario Naharis, feroce e ribaldo mercenario a cottimo eppure sedotto dalla sensualità. Ma il mio eroe tout-court rimane Tyrion the Imp Lannister, quintessenza dell’underdog, perdente per definizione, eppure imbattibile mago della sopravvivenza in una lotta contro mostri torreggianti… a partire dalla sua delicata sorellina Cersei e dal suo amorevole paparino Tywin.

8. So che al momento sei impegnato nella traduzione di “A Dance with Dragon”, attesissimo  quinto libro (nella versione originale) delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. So che non puoi spoilerare, ma ci puoi dare almeno qualche indizio su cosa succederà?

E’ per me significativo sottolineare che su A Feast for Crows penultimo volume della saga, lavorai in team con Michela Benuzzi, bravissima traduttrice della zona di Bologna. Per A Dance with Dragons, ritengo un onore poter lavorare con Gaetano Staffilano, tra i massimi linguisti italiani — pensate solo alla sua impresa sulla monumentale saga “Hyperion” di Dan Simmons — e mio carissimo amico personale.  Gaetano ha non solo straordinarie intuizioni riguardo alle scelte di traduzione di cui parlavo prima, ma e’ entrato nell’universo di “Ice & Fire” con ugualmente straordinaria rapidità. Lui e io opereremo quindi su tutti e tre i volumi in cui Mondadori ha diviso le mille pagine — esatto mille pagine — di A Dance with Dragons. “I Guerrieri del Ghiaccio”, titolo italiano del primo di questi tre volumi, sarà nelle librerie a partire dal prossimo ottobre 2011. Ciò premesso, e venendo alla tua domanda, da un punto di vista di cronologia narrativa larga parte di A Dance with Dragons si sviluppa in parallelo a A Feast for Crows. La differenza sta nei personaggi al centro della storia.

Ne “I Guerrieri del Ghiaccio ritorna Jon Snow, costretto a consolidare a fil di spada il suo ruolo di lord Comandante dei Guardiani della notte, ritorna Daenerys Targareyn, che deve fare fronte a una nuova guerra per difendere la città di Meereen, e ritorna Tyrion Lannister, in viaggio verso le città libere e coinvolto in un ennesimo, colossale intrigo. Come giustamente dici, non posso rivelare troppo. Invito però i lettori a tornare alle origini, vale a dire al finale di A Game of Thrones, alla epica fuga di Arya dalla Fortezza Rossa. Bene, in quella fuga, Arya finisce in una tenebrosa scala a chiocciola, dove ode il dialogo tra due strani personaggi, i quali stanno pianificando di… Oops, right now I can’t remember.

9. Cosa vedi nel futuro di questa saga? Vista la lentezza con cui il suo autore lavora, riusciremo mai a vedere la fine?

La classica domanda da un milione di dollari. Ritengo che Martin abbia ben chiaro in testa qual è la sua stazione di arrivo. Quali strade narrative sceglierà per raggiungerla, ovviamente è lui il solo a saperlo. Mi sembra di capire che la saga consterà, una volta ultimata, di sette volumi, come i sette regni e i sette dei, sette come numero cabalistico dell’universo di “Ice & Fire”.  “Ice & Fire”, appunto: il ghiaccio e il fuoco alla fine dovranno congiungersi. In materia di questo congiungimento — o forse ri-congiungimento — ho sviluppato una mia teoria.  Non è maladettamente contradditorio che Eddard Stark, un uomo che ha fatto dell’onore il proprio vessillo, abbia disonorato se stesso generando un figlio bastardo chiamato Jon Snow?

Inoltre, verso la conclusione della guerra che portò’ Robert Baratheon sul Trono di spade, segnando (sul serio?) la fine della dinastia Targaryen, per quale motivo Rhaegar Targaryen decise di spostare del fronte ben tre cavalieri della Guardia reale — tra i quali il leggendario guerriero Arthur Dayne, la Spada dell’alba — a proteggere Lyanna Stark, sorella di Eddard, nella remota Dorne? Quale cruciale segreto custodiva quindi Lyanna Stark? Come potete intuire da quanto sopra, è il narratore di thriller che sta tastando il terreno dell’intrigo creato da un grande Autore fantasy quale George R.R. Martin. Per cui, con le teorie non intendo spingermi oltre. Sì, alla fine ritengo vedremo la fine di “A Song of Ice & Fire”. Ci vorra’ altro tempo, certo, ma in fondo… Time is only a state of mind. Grazie ancora a tutti voi per avermi seguito. E buona lettura! 

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo!

Altri articoli:

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.
  • RSS
  • Facebook