Fred Vargas e la letteratura dei luoghi incerti

Indagini nel mistero

E’ una letteratura particolare quella di Fred Vargas. E per parlarne è necessario partire dalla sua biografia. Per prima cosa, Fred Vargas è una donna. Lo pseudonimo può trarre in inganno, ma Frédérique Audouin-Rouzeau è una scrittrice francese del 1957.

La scrittura entra nella sua vita solo nel 1986 con un esordio quasi invisibile, mentre con libro del 1994 Prima di morire addio arriva il primo successo. La sua prima occupazione, infatti, è quella di Archeozoologa e Medioevista, due professioni affascinanti, particolari e che segnano molto le sue storie. Storie che si innestano sulla letteratura gialla e poliziesca, ma che denotano immediatamente una attenzione anche per altri mondi, inteso in senso lato. Infatti, in anni in cui il fantasy sta avendo un notevole successo, i libri della Vargas sono una accezione di questo genere intesa però in senso antropologico e folklorico.

La maggior parte della produzione della Vargas si divide in due filoni: quello di Adamsberg e quello dei tre evangelisti. Questi ultimi sono tre storici di differenti epoche che, con l’aiuto dello zio di uno di loro, ex poliziotto, si trovano a risolvere casi di omicidio quasi per caso. I loro personaggi si intrecciano – come una sorta di cross over – con il secondo filone, quello delle storie del Commissario Adamsberg, poliziotto originario dei Pirenei che opera a Parigi e diventa responsabile della sezione omicidi grazie al suo intuito e alla sua capacità di far emergere la soluzione a terribili delitti grazie a divagazione che appaiono insensate ma che alla fine portano all’arresto del colpevole.

Come detto, i polizieschi della Vargas sono particolari. Specialmente nei casi di Adamsberg, la prima apparenza dei casi è legata a misteri: vampiri, lupi mannari, fantasmi, apparizioni maledette sono all’ordine del giorno, ma non ci si deve lasciare trarre in inganno: i colpevoli dei crimini sui quali indaga Adamsberg sono sempre umani, che più umani non si può. La Vargas ha dichiarato che i suoi romanzi dovrebbero distrarre dalla violenza della vita quotidiana e probabilmente per questo i crimini dei suoi libri, efferati e sanguinosi, sono spesso presentati con una aurea magica. C’è violenza in questi casi, ma Adamsberg non è un commissario che agisce con la pistola in pugno: piuttosto, tenta di conoscere il nemico che gli si para davanti con profonde riflessioni e divagazioni.

La bravura della Vargas risiede molto nello sviluppo seriale dei personaggi: ad esempio, nel filone Adamsberg – quello fino ad ora più sviluppato dall’autrice – i libri andrebbero letti in ordine cronologico poiché, nonostante la storia del singolo libro sia facilmente comprensibile anche non avendo letto i precedenti, il piacere della lettura risiede soprattutto nell’evoluzione dei personaggi.

Adamsberg ci viene presentato come etereo e svagato, ma impariamo ben presto a conoscere il suo acume e i suoi fantasmi dal passato; ammiriamo lo sviluppo dell’amicizia tra lui e Danglar, suo vice, così all’opposto rispetto al suo carattere – pragmatico e preciso – eppure così necessario alla sua vita e alle sue indagini; seguiamo la storia d’amore con Camille, anima gemella di Adamsberg in una storia che fino ad ora non riesce a trovare una quadratura, pur con la nascita di un figlio; aspettiamo con curiosità l’evoluzione dei rapporti di forza all’interno della squadra di Adamsberg, divisa tra i poliziotti affascinati da Adamsberg e quelli che non condividono le sue modalità di indagine, eppure tutti unanimemente fedeli al loro Commissario. Da alcuni di questi libri sono stati tratti anche dei film tv dove Adamsberg è incarnato da Jean-Hugues Anglade, l’attore cult di film come Betty Blue e Nikita.

Leggendo questi romanzi si entra a far parte di una famiglia allargata e, da un certo punto di vista, le indagini passano quasi in secondo piano, la risoluzione non è più il fine ultimo della storia. Nei libri permea tutta la cultura e le passioni della Vargas – spesso portate in bocca all’enciclopedico Danglar – e ci si appassiona a storie e leggende del passato e fortemente radicate nel territorio francese. La scrittura della Vargas è piacevole e scorrevole e andrebbe letta in lingua originale poiché ricerca una musicalità nella costruzione delle frasi che necessariamente viene persa nelle pur ottime traduzioni italiane. La lettura di questi romanzi è sicuramente da consigliare anche – se non soprattutto – a chi non ama particolarmente il poliziesco e i gialli, poiché come detto, in questi libri vi è di tutto, di più. Con passione e fantasia.

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