Conan The Barbarian

Il mitico Conan torna sul grande schermo per condurci nelle sue avventure. Battaglie epiche, imprese impossibili fra gli innumerevoli pericoli della magia… Sicuri di essere pronti?

Conan the Barbarian è un film diretto da Marcus Nispel e uscito negli Stati Uniti il 19 agosto 2011, che si ispira a Conan il barbaro, personaggio creato dallo scrittore Robert E. Howard nel 1932. La prima trasposizione cinematografica, ad opera di John Milius, è ormai un classico che nel 1982 portò alla ribalta lo scultoreo Arnold Schwarzenegger.

La trama di questo remake vede il giovanissimo Conan, venuto al mondo durante una battaglia, testimone del saccheggio del suo villaggio e dell’assassinio di suo padre ad opera del malvagio Khalar Zym, stregone che vuole regnare su Hyboria riunendo i pezzi di un’antichissima maschera. Anni dopo Conan, divenuto un cinico barbaro e affiancato dal pirata Artus, parte alla ricerca dell’assassino di suo padre, deciso a consumare la sua vendetta.  

Questo film vuole, ovviamente, rinnovare i fasti del potente guerriero cimmero approfittando del nuovo vigore che il fantasy epico sta godendo ai nostri tempi (si veda il successo nel 2010 di Prince of Persia: Le sabbie del tempo). Ci è riuscito? La risposta a questa domanda probabilmente dipende da ciò che lo spettatore chiede a questo tipo di film. Se si desiderano avventure complicate, muscolature scultoree, mondi immaginari resi con una fotografia sapiente ed effetti speciali a piene mani si può essere ampiamente soddisfatti. Da subito il mondo immaginato da Robert Ervin Howard trova una resa lussureggiante, con il villaggio e gli usi dei barbari cimmeri e i guerrieri nemici sterminati da un feroce Conan ragazzo. Se invece nutrite il desiderio di una trama convincente, personaggi vividi che rimangono nella memoria e una storia con un preciso senso generale, Conan Il Barbaro non è il film adatto. La prima trasposizione del 1982, più stilizzata e spoglia rispetto a questa del 2011, spicca per eleganza al confronto. Del resto all’epoca la sceneggiatura fu firmata da John Milius e Oliver Stone.

Howard, nel suo ciclo originale di diciassette storie, aveva immaginato un eroe connotato da una possanza fisica eccezionale, da ferocia e furbizia, senza un particolare senso morale, un ladro, un pirata, un mercenario, che però, vivendo in un mondo spesso violento e perverso, spicca per la sua autenticità quando difende i deboli o libera i prigionieri. Per Conan la barbarie rappresenta un punto di forza rispetto a una civiltà giudicata come il decadimento e l’abbandono di tutto ciò che è semplicemente umano. Considerando dunque questo personaggio letterario creato da Howard, cui entrambi i film volevano ispirarsi, l’ambiente immaginato negli anni Ottanta rende in modo decisamente migliore l’idea originale rispetto all’abbondanza di particolari, la ridondanza e la truculenza fine a sé stessa di questo remake. Anche le scene di lotta, preponderanti e ripetitive, non appaiono ben gestite e, in più occasioni, invitano al sonno lo spettatore.

Jason Momoa, il prestante hawaiano già visto nel ruolo del re barbaro nella già osannata serie Game of Thrones, ha un fisico notevolissimo e avrebbe forse potuto risultare più espressivo, benché si abbia l’impressione che la sceneggiatura non glielo abbia permesso.

Per quanto faccia impressione anche solo pensarlo, quasi si sente la nostalgia dell’espressività del giovane Schwarzenegger. Conan il barbaro del 1982, ritagliando spazi di ironia e di leggerezza nei dialoghi con l’amico di scorribande Subotai (Jerry Lopez) l’arciere, si concedeva la chance di ridere di sè stesso e rendeva simpatico il personaggio agli spettatori, dimostrando che è possibile tratteggiare efficacemente un carattere pur lasciandogli poche linee di dialogo.

La protagonista femminile, Tamara (interpretata da Rachel Nichols) risulta notevolmente fuori posto, poco adatta come fisionomia a un film come questo e senza alcuna alchimia con il protagonista. Maggiormente nel ruolo Rose Mc Gowan, la Paige della serie televisiva Streghe, che qui interpreta Marique, la malefica figlia del nemico di Conan. Buone interpretazioni anche quelle di Stephen Lang (Avatar), nei panni del perfido nemico Khalar Zym, e di Ron Perlman (il padre di Conan), che però non risultano sufficienti a ripagare la delusione per questa occasione sprecata.  

Ci si potrebbe chiedere, d’altra parte, se nella società odierna l’incarnazione di un mito totalmente maschilista come Conan possa ancora funzionare e se la forza, quella fisica e delle armi, come unico punto di leva per l’autocoscienza maschile possa essere suggerita come sistema di vita, come testimoniato dal memorabile motto di Conan “Io vivo, combatto, amo, uccido e sono soddisfatto”, fra l’altro una fra le frasi più lunghe e complesse pronunciate dal personaggio.

Conan The Barbarian

Paese: USA
Anno: 2011
Genere : Fantastico, azione
Regia: Marcus Nispel
Soggetto: Robert E. Howard
Sceneggiatura: Thomas Dean Donnelly, Joshua Oppenheimer, Dirk Blackman, Howard McCain, Sean Hood
Produttore: Avi Lerner, Danny Lerner, Boaz Davidson, Joe Gatta, Fredrik Malmberg, Les Weldon
Produttore esecutivo: Danny Dimbort, George Furla, Trevor Short, Henry Winterstern
Casa di produzione: Lionsgate, Millenium Films, Nu Image Films, Paradox Entertainment
Fotografia: Thomas Kloss
Interpreti e personaggi: Jason Momoa (Conan); Rachel Nichols (Tamara); Stephen Lang (Khalar Zym); Rose McGowan (Marique);Ron Perlman (Corin)

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