Alphas: la normalità dei supereroi

Siamo normali? O speciali?

Quest’ estate è iniziata una nuova serie televisiva che non potrà non piacere a tutti gli appassionati di fantascienza. Alphas, trasmessa dal canale SyFy, racconta la storia di un gruppo di persone alle prese con dei super poteri.

Le loro qualità vengono messe al servizio del Governo Americano per risolvere casi di altri come loro, a volte inconsapevoli delle loro capacità, a volte non in grado di controllarle. Alla guida di questo eterogeneo gruppo vi è il Dr. Rosen, psichiatra che cerca di comprendere queste persone così straordinariamente dotate.

Se la trama vi ricorda quella della saga degli X-Men, è normale: infatti, il creatore della serie è Zak Penn che proprio agli eroi della Marvel ha legato la sua fortuna e che qui, insieme al collega Michael Karnow ricrea il mondo a lui tanto caro.

Le differenze, comunque, sono rilevanti: nel caso di Alphas, l’atmosfera, il look, è più quello di un poliziesco che in un fantasy. Infatti, i nostri eroi si presentano – anche nelle apparenze – come gente comune. Non hanno mutazioni genetiche evidenti che li rendono invisi al mondo. Semmai, i problemi nascono interiormente nell’accettazione delle loro qualità e dai problemi che queste creano nei rapporti con gli altri. Vi è poi una differenza sui super poteri: laddove negli X-Men i protagonisti avevano caratteristiche straordinarie e fantascientifiche, qui le qualità speciali – pur rimanendo tali – si collocano maggiormente in una area realistica e quasi scientifica.

Ad esempio, Cameron gode di una straordinaria capacità di coordinazione che gli permette di avere una mira ed un equilibrio perfetto; Rachel ha la possibilità di sviluppare uno dei cinque sensi in maniera più acuta degli altri; Nina può “ipnotizzare” gli altri solo guardandoli negli occhi potendoli manipolare a suo piacimento; Bill può aumentare la sua forza per qualche minuti diventando incredibilmente potente; infine Gary, un ragazzo affetto da autismo, può percepire i segnali emessi da apparecchi elettrici e digitali.

Insomma, siamo più in un’area realistica rispetto alla saga Marvel ma il dilemma di fondo è lo stesso: la difficoltà di integrazione in un mondo che fatica ad accettare “i diversi”.

La serie è stata commissionata per una prima stagione di 12 episodi ma i buoni ascolti fin qui raccolti dalla serie  hanno portato ad un pronto rinnovo anche perchè i personaggi sono già interessanti ma hanno ancora margini di crescita, le storie possono svilupparsi in interessanti stand alone ma è già chiaro che, se la serie procederà a lungo, ci sarà la possibilità di impiantare una solida storyline orizzontale abbastanza valida da poter creare una mitologia, elemento necessario alla creazioni di buoni prodotti destinati durare.

Dal punto di vista registico e della fotografia, la serie si allinea a molte serie contemporanee, con una predilezione per le immagini virate su toni freddi e ben delineati, che lo fanno assomigliare ad una serie poliziesca contemporanea ma ibridandone i contenuti con più generi contemporaneamente. La serie promette bene e vedremo se saprà mantenere le promesse.

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