Buffy the Vampire Slayer tra neo-gotico e teen horror

I generi in Buffy

E’ interessante notare come Buffy, più di molte altre serie contemporanee, non sia riconducibile ad un unico genere narrativo ma, anzi, faccia dell’ibridazione una cifra stilistica. L’ibridazione del genere non nasce con la televisione postmoderna, ma è in questi anni che assume un significato di scelta stilistica dell’autore che mette il genere al servizio della narrazione. 

In Buffy questo utilizzo assume un duplice significato: il primo è relativo all’interezza della serie che intreccia horror, teen-drama, fantasy e commedia come metagenere che definisce la serie ed il secondo poiché alcuni episodi specifici richiamano un genere primario come l’episodio La vita è un musical (06.07) che si rifà, ovviamente, al musical classico. Relativamente al primo punto, Buffy si lega principalmente al filone horror, genere classico che si è andato ridisegnando in questi ultimi anni con l’avvento di film come Scream (Wes Craven, 1996), dove gruppi di adolescenti si trovano alle prese con mostri e maniaci. Il filone si è andato poi alimentando con decine di titoli che hanno reiterato il racconto in maniera spesso ripetitiva. In particolare, la figura del vampiro è una delle più sfruttate dalla cinematografia, non solo statunitense o europea, contando oltre un migliaio di adattamenti. Sin dai tempi del cinema muto, Dracula o, più in generale, la figura del vampiro, ha affascinato registi e produttori, portando alla realizzazione di decine di film che hanno decretato il vampiro come mostro di sicuro fascino e carisma. Infatti, il “non morto” è spesso circondato da un’aura romantica e decadente, dipinto come un eroe malinconico che si strugge per amore.

Tale retaggio è riconducibile all’enorme successo del romanzo Dracula di Bram Stoker (1897) che portò la figura del vampiro al centro della narrativa dell’epoca e si prestò superbamente ad essere soggetto privilegiato per il nascente cinema. In realtà, la figura storica del vampiro risulta essere molto meno affascinante, più legata ad un mondo di tradizioni religiose e antropologiche, che lo denotano in maniera negativa, anche solo per il fatto che per vivere debba nutrirsi di sangue umano. Nei primi adattamenti cinematografici di Dracula, la componente mostruosa viene sottolineata anche per la mancanza di effetti speciali che non consentono la visione della metamorfosi fisica del corpo del conte. Così l’Orlok del Nosferatu di Murnau (1922) si presenta come un vecchio gobbo e arcigno, dalle fattezze grottesche che ispira, comunque, simpatia per la sua passione senza speranza. Difficilmente troveremo altre rappresentazioni di Dracula così ripugnanti se si eccettua quella di Klaus Kinski nel Nosferatu di Werner Herzog (1979). Cinematograficamente parlando, infatti, Dracula viene spesso legato alle eleganti fattezze di Christopher Lee (attore che ha interpretato il conte in diverse occasioni per i britannici Hammer Studios), Bela Lugosi (un Dracula molto teatrale nell’omonimo film diretto da Tod Browning del 1930) e, perfino, un impeccabile David Niven (Vampira di Clive Donner, 1974). Figure, quindi, estremamente eleganti e carismatiche, dallo sguardo ipnotico e che non mostrano mai la loro mostruosità se si escludono sporadiche trasformazioni in pipistrelli.

La duplice anima del vampiro, morto ma con sembianze umane, non viene, in pratica, mai evidenziata, lasciando, a volte, dimenticare allo spettatore che non ci stiamo confrontando con la storia di un elegante aristocratico, ma ci troviamo di fronte ad un mostro senza anima. Tale duplicità diventa, invece, centrale nel capolavoro di F.F.Coppola Bram Stoker’s Dracula (1992) dove la rappresentazione di Dracula si sviluppa sulla doppia immagine del conte come raffinato ed esotico dandy in contrapposizione con l’immagine mostruosa identificata nella figura del vecchio conte, dei pipistrelli, del lupo. Coppola crea un gioiello neo-barocco dove i continui cambi di immagine di Gary Oldman non disturbano la partecipazione alla romantica storia d’amore, anche quando Dracula è solo un ammasso di topi. La rappresentazione scenografica di questo film si connota come estremamente postmoderna; il film si presenta come una ibridazione di generi continua; i riferimenti alla pittura e alla letteratura si susseguono e sovrappongono di continuo. Pur non mantenendosi fedelissimo al romanzo di Bram Stoker – specialmente nella rappresentazione di personaggi come Van Helsing o dei pretendenti alla mano di Lucy – Coppola crea un film che è un piacere per gli occhi. La veste del conte nelle scene della battaglia finale richiama, contemporaneamente, l’arte giapponese e la pittura di Klimt. Gli interni del castello in Transilvania rendono omaggio all’ immaginario gotico costruito su tanti racconti da Il castello di Otranto in poi. Le scene a Londra del primo incontro tra il conte e Mina, in una sala cinematografica dell’epoca, sono un continuo omaggio alla nascita del cinema stesso. La bellezza visuale del film non ci fa, comunque, dimenticare l’anima mostruosa del protagonista, sublimata nella scena finale della morte dove, sotto gli occhi di una straniata Mina, la trasformazione del conte si compie un’ultima volta liberando l’umano dall’oppressione del mostro.

L’umano che affronta l’inumano è alla base del genere horror classico ed in Buffy diventa norma, poiché i nostri eroi affrontano sempre pericoli provenienti dall’altro inteso come estraneo al nostro mondo, che sia un mostro o un umano che ha perso la sua umanità (vedi Willow nella sesta stagione). In quasi ogni episodio di Buffy si susseguono e, spesso, sovrappongono generi diversi, momenti divertenti da pura commedia si alternano a momenti più drammatici o avventurosi.

Ne L’urlo che uccide (04.10) l’arrivo a Sunnydale di alcuni demoni alla ricerca di cuori umani fa perdere la voce agli abitanti della cittadina. Questo episodio, muto per ¾ della sua durata, alterna scene più divertenti come la mostra dei lucidi da parte di Giles che dà vita ad una serie di equivoci (un gesto di Buffy viene interpretato in maniera imbarazzante) e risentimenti (Buffy si lamenta di come è stata disegnata nei lucidi da Giles) a scene più angoscianti e puramente horror come le scorribande notturne dei Gentlemen (i demoni che si ispirano al personaggio del sig.Burns ne I Simpson). Ancora più evidente questa scelta in episodi come Tabula rasa (06.08), episodio tripartito con una prima ed ultima parte assolutamente drammatiche ed una parte centrale pura commedia oppure nello splendido La vita è un musical (06.07). In questo episodio l’arrivo a Sunnydale di un nuovo demone obbliga i protagonisti a cantare i loro dialoghi. Come nelle più classiche commedie hollywoodiane musicali, i protagonisti si fermano nel mezzo di una azione per cominciare a cantare e ballare. Anche qui si alternano momenti e canzoni più divertenti o romantiche con momenti molto drammatici come nella canzone Something to sing about it dove Buffy canta agli amici di essere stata strappata dal paradiso, rivelazione che scatenerà gli avvenimenti drammatici della sesta stagione. La scelta registica ibrida il videoclip al musical classico alternando pezzi in cui i protagonisti si muovono come su un palco ad altri in cui la scelta ricade su un montaggio frenetico al servizio della canzone.

Andando oltre le adesioni al genere in senso stretto, Buffy si lega al neo gotico e al neo barocco anche per tutto l’immaginario visivo che propone. A questo proposito è interessante sottolineare come, nonostante la serie si inserisca nel filone dell’horror postmoderno o adolescenziale degli anni ’80 e ’90, in realtà essa si lega all’immaginario classico del vampiro. Infatti, gli eroi della serie affrontano i vampiri con balestra, paletti e acqua santa, utilizzando, quindi, tutta la strumentazione e, più in generale, tutta una idea del vampiro che ci viene descritta nei romanzi gotici o nei film che si rifanno a questo tipo di letteratura, ideale che viene abbandonato in film più recenti come Blade (Stephen Norrington, 1998), Van Helsing (Stephen Sommers, 2004) o, andando un po’ più indietro nel tempo, Il buio si avvicina (Kathryn Bigelow, 1987) o I ragazzi perduti (Joel Schumacher, 1987).

Sotto il sole della California, la lotta contro il male avviene senza l’utilizzo di strumentazioni moderne; la scooby gang, come viene definito il gruppo dei protagonisti, si affida a ore di ricerche su testi antichi, lunghe riunioni organizzative e, infine, alla lotta corpo a corpo a base di calci, pugni e, finalmente, paletto nel cuore. Anche dal punto di vista della rappresentazione religiosa, le croci e l’acqua santa compaiono frequentemente nella lotta al male anche se, in generale, l’idea religiosa ha più un’aurea new age che cattolico-cristiana. Anche il principe delle tenebre che verrà ad incontrare la Cacciatrice nel primo episodio della quinta stagione, Il morso del vampiro, viene dipinto in accordo con le descrizioni del romanzo di Stoker, parla con un forte accento est-europeo, tratto andato perso in tante altre rappresentazioni, ed è l’unico vampiro della serie ad effettuare la trasformazione umano-pipistrello. In generale, tutto questo episodio è un lungo omaggio a Stoker, dall’apparizione di un misterioso castello a Sunnydale alle tre vampire schiave di Dracula, da Xander trasformato in “mangia-insetti” alla Renfield al fascino magnetico del pallido conte che seduce perfino la madre della Cacciatrice. Questo legame con l’immaginario gotico non nega, comunque, la contaminazione di vecchio e nuovo che Buffy esplicita a partire dall’ambientazione generale della serie, giovani californiani sempre ben vestiti e pronti al divertimento, come i ragazzi del film di Schumacher o il gruppo di teen agers di Scream, e prosegue con più espliciti riferimenti come la fuga in camper dell’episodio Spirale di violenza (05.20) che ricorda quello usato nel film della Bigelow. Ancora, Buffy fa della contaminazione una cifra stilistica poiché lega vecchio e nuovo, umano e inumano, ibridando mostri già esistenti con nuove creazioni. Contaminazioni ormai accettate nel nuovo immaginario horror come, ad esempio, nel film Underworld (Len Wiseman, 2003) dove uno dei protagonisti è un ibrido vampiro-licantropo. Si attinge, cioè, alla più classica tradizione del genere virandola, però, in chiave postmoderna.

Il legame Buffy-vampiri è ovviamente centrale, anche solo per il ruolo della protagonista che è, appunto, l’ammazzavampiri. La serie, però, amplia il concetto del male pescando temi e stilemi dalla tradizione letteraria, filmica, televisiva e del genere horror in generale. Infatti, se i vampiri restano sempre in primo piano in questa lotta, la cittadina di Sunnydale ospita una varia fauna mostruosa che non si limita ai non morti. Già dalla prima stagione la scooby gang affronterà streghe, insetti giganti, fantasmi, mostri alla Frankenstein, uomini pesce, mummie, robot e, perfino, demoni alieni. Ogni mostro richiama classici dell’horror, modernizzando e rinnovando le rappresentazioni precedenti.

Così il Frankenstein californiano protagonista dell’episodio Pezzi di ricambio (02.02) è un ex-giocatore di rugby del liceo di Sunnydale riportato in vita dal fratello che si propone di dargli una compagna, sulla falsariga del romanzo di Mary Shelley; il tema del corpo assemblato sarà ripreso nella quarta stagione dove il Big Bad sarà Adam, un ibrido uomo-demone talmente potente da richiedere l’unione mistica delle forze dell’intera scooby gang per batterlo. Gli uomini-pesce ispirati al Mostro della laguna nera (Jack Arnold, 1954) sono i componenti della squadra di nuoto della scuola nell’ episodio Il DNA del campione (02.20), dove l’intero team rischia la trasformazione a causa dell’uso di steroidi per migliorare le prestazioni sportive. Il robot ha le sembianze rassicuranti dell’attore John Ritter, il Jack Tripper della sitcom Tre cuori in affitto (1984) e, più recentemente, Mr.Dorian in Scrubs (2002) e protagonista di un’altra sitcom, 8 semplici regole (2002), volto noto della televisione americana identificato sempre con personaggi positivi, qui, invece, folle robot assassino nell’episodio Il fidanzato di mamma (02.11), che cerca di sedurre la madre di Buffy per farne la moglie perfetta. Ancora, la rappresentazione del personaggio di Drusilla, vampira folle ex amante di Angel e Spike, richiama con i suoi lunghi capelli corvini e gli abiti lunghi e stretti, altri personaggi cinematografici e televisivi che sono entrati a far parte dell’immaginario collettivo, come la Morticia de La Famiglia Addams (1964-66) interpretata da Carolyn Jones che incarnava il personaggio dei fumetti ideati nel 1935 da Charles Addams o, ancora, Vampira, interpretata da Maila Nurmi, presentatrice televisiva di film horror e protagonista nel 1959 del cult trash Plan 9 from outer space (Edward D. Wood jr., 1959). A chiudere il cerchio di rimandi e citazioni, va osservato che il film di Wood era a sua volta un omaggio a It Came From Outer Space (ancora di Jack Arnold tratto da un racconto di Ray Bradbury, 1953); esso viene citato tra le righe da Giles nell’episodio Il meteorite (05.09) dove l’osservatore dichiara che stanno cercando un mostro “from outer space”.

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