Quando il Diavolo ti accarezza – Luca Tarenzi

Nel “divorante” ultimo romanzo di Luca Tarenzi, una Milano nebbiosa e oscura fa da sfondo all’eterna lotta tra Angeli e Demoni. Ritmo incalzante e  personaggi straordinari: questi, gli ingredienti per un romanzo di successo destinato a soddisfare gli amanti dell’urban fantasy.

Ci ritroviamo immersi ancora una volta in una Milano metropolitana ricca di storia e misteri, nel nuovo romanzo di Luca Tarenzi, Quando il diavolo ti accarezza, recentemente pubblicato da Salani Editore. Un’ ambientazione non nuova per lo scrittore, che l’aveva scelta come scenario per “Le due Lune” (Alacran Edizioni). 

Un modo per approfondirne la conoscenza e per risvegliare le atmosfere dipinte in precedenza. Una scelta puntuale e azzeccata che rende incredibilmente reale e tangibile il contesto urbano descritto, nel quale l’autore innesta alla perfezione il proprio mondo fantastico.

Girare per la città, alla ricerca degli scenari in cui si dipana la storia, è un modo per riviverla e comprenderla nella sua interezza. Prendere la metropolitana e aspettarsi il barbone morto per il rito sacrificale,  passeggiare per Città Studi, Piazza Vetra, via Bagnera, aspettandosi di scorgere Sofia, Arioch o Azazel, arricchisce tutta la narrazione scolpendola nella mente del lettore e insinuando in lui il dubbio: “E se fosse successo veramente?”.

La storia prende avvio in un buio e squallido angolo della metropolitana Milanese. A terra, riverso sul pavimento, c’è un barbone morto, non per il freddo, ma per lo squarcio che lo ha dissanguato. Non troppo distante, un gruppo di giovani settanti sta compiendo il macabro rituale per richiamare sulla terra Arioch delle Sette Tenebre, Principe dell’Inferno, Serpente Maledetto dell’Abisso. Non potrebbe trattarsi di un caso di cronaca nera?

Ecco dunque che entra in gioco l’abilità dell’autore: amalgamare sapientemente realtà e fantasia, rendendo il romanzo affascinate e incredibilmente realistico. L’elemento fantastico, qui, è rappresentato dagli Angeli e dai Demoni, figure di cui si è già scritto molto, soprattutto in questo stesso genere, ma che Tarenzi sa presentare in una veste completamente nuova ed originale.

Una storia che presenta il classico conflitto tra angeli e demoni, tra bene e male, ma che prende questi valori assoluti sfumandone i contorni, rendendoli labili e facendo compenetrare una fazione con l’altra. Le figure angeliche rompono l’immagine zuccherosa e melliflua, che molti di noi hanno ormai codificato, e si rifanno direttamente alle descrizioni bibliche di figure tremende e inflessibili, rigidamente imbrigliate dal dovere dettato da leggi e gerarchie. I Demoni, che non sono altro che Angeli Caduti, sono più vicini all’uomo perché più flessibili e istintivi, ma pur sempre circondati da regole e gerarchie. Ma esistono anche Angeli che, sicuri di fare del bene, trasgrediscono quelle leggi che connotano la loro stessa intrinseca natura, rendendosi così traditori, come lo furono i Demoni in un lontano passato.

Non mancano gli uomini: privi di poteri, mortali e vulnerabili, ma liberi. Odiati e ricercati per questo privilegio, si sono spesso ritrovati sedotti e ammaliati dai membri di una delle due categorie, dando alla luce figli dalle doti straordinarie: liberi da leggi e dettami, ma con un libero arbitrio potenzialmente pericoloso.

Se ci fosse un Foglietto Illustrativo per i libri, negli “Effetti Collaterali” di Quando il Diavolo ti accarezza trovereste: Possibilità di lettura ininterrotta fino a tarda notte. I sogni potrebbero subire alterazioni gravi, con rischio di immedesimazione nei personaggi e trasporto del vostro Io sognante direttamente sullo sfondo di una Milano popolata da figure misteriose e mitologiche. Probabile leggera tachicardia a fine lettura, a causa dell’apnea e del ritmo incalzante imposto dall’autore.

INTERVISTA CON L’AUTORE

1. Sei un grande appassionato di urban fantasy. Come definiresti questo genere letterario? Quale pensi sia il segreto del suo recente successo? 

Le definizioni sono insidiose. Sono chiodi che servono per fissare le cose sotto i nostri occhi, e a piantarne uno si rischia sempre di farsi male alle dita. Volendone dare una molto generica, direi che il fantasy metropolitano è la letteratura fantastica che ha come collocazione non un mondo creato ad hoc ma il nostro mondo e più in specifico le nostre città, con le loro vere strade e la loro vera storia. Ci si potrebbe aggiungere dell’altro – ad esempio il fatto che dovrebbe trattarsi di storie d’avventura, elemento molto importante  per me – ma mi fermo qui. A pesare sul suo recente successo (recente a casa nostra: nel mercato anglosassone è vecchio di trent’anni) a mio parere c’è la sua (parziale) alterità rispetto ai canoni tradizionali del genere e, ancor di più, quel senso fortissimo del meraviglioso che scaturisce dal vedere i mostri e i prodigi che camminano in mezzo a noi, sotto casa nostra, anziché in luoghi lontani che non vedremo mai.

 2. Cosa vedi nel futuro di questo genere? Quali saranno le figure fantastiche che cattureranno l’interesse dei lettori?

Sempre difficilissimo se non impossibile fare previsioni di questo genere. Ogni volta che sento qualcuno dire “Sicuramente l’anno prossimo sarà l’anno degli zombi”, o “Sta per arrivare di certo l’ondata delle creature fatate”, di solito col dito alzato a captare i venti che spirano da Hollywood, mi viene tuttalpiù da sorridere. Più che una profezia, mi verrebbe da esprimere una speranza: vedere qualcosa di veramente nuovo. Non che abbia nulla contro le creature della tradizione – e io stesso non sono innocente, perché ho sempre scritto storie su di loro! – ma la curiosità di scoprire un’entità dell’immaginario del tutto nuova, o più facilmente una poco sfruttata (o anche una declinazione innovativa di qualcosa di tradizionale, se è solo per questo) sarebbe molto forte.

3. Purtroppo in Italia moltissimi urban fantasy anglosassoni non sono ancora stati tradotti. Dato che leggi moltissimo in lingua originale, ti andrebbe di consigliarci qualche libro o serie particolarmente interessanti e degni di nota?

Posso dare solo pareri del tutto soggettivi, briciole galleggianti in un oceano così vasto che nemmeno ne vedo l’orizzonte, figuriamoci il conoscerlo tutto… Comunque mi piace moltissimo la saga dei Dresden Files di Jim Butcher, come pure il ciclo di Ravirn di Kelly McCullough, la saga di Sandman Slim di Richard Kadrey (di prossima uscita per Fanucci, a  dimostrazione che qualcosa di buono arriva anche in Italia) e quella del Nightside di Simon. R. Green. Volendo andare su titoli più datati, consiglierei quasi qualunque cosa scritta
da Charles de Lint.

4. Parlami un po’ del tuo ultimo romanzo: com’è è nata quasta storia? E’ arrivato prima il titolo o la trama? Qual è stata la genesi di Quando il diavolo ti accarezza? 

Il titolo è arrivato per ultimo, come sempre! Ci sono due tipi di autori: quelli che hanno subito in mente il titolo e lo usano come linea-guida, e quelli che a libro quasi in stampa si disperano perché ancora non lo hanno trovato. Io faccio parte del secondo gruppo. La trama l’ho pensata come quella di un noir, con un misto di azione, violenza, sentimenti e ironia e una presenza molto forte dell’elemento fantastico, perché è il genere di fantasy metropolitana che mi è sempre piaciuta. Sono partito dalla mia passione – risalente agli anni dell’università – per l’angelologia dell’epoca tardo antica e mi sono domandato: “Cosa ne farebbe un autore come Jim Butcher di un demone sicario, una banda di angeli fuori controllo e una metropoli moderna”?

5. Dopo “Le due Lune”, ancora Milano. Cosa c’è in questa città che ti attrae con tanta forza? Quali sono gli elementi e le caratteristiche che la rendono una città perfetta per ambientare un urban fantasy? 

Se sia perfetta non lo so, ma di sicuro è più che adatta. Perché ha oltre venti secoli di storia se si vuole puntare sulla linea diacronica. Perché è modernissima, vasta, convulsa, spietata se si vuole puntare sull’aspetto contemporaneo. Perché è il crocevia di mezzo milione di leggende antiche e meno antiche, molte delle quali ingiustamente sconosciute ai suoi stessi abitanti. Perché, molto semplicemente, è il ricettacolo ideale di tutte le mie follie, che siano magie ancestrali o mostri appena nati, e nello stesso tempo è reale: è lì, la puoi toccare, esplorare, e con la sua realtà ha in un certo senso il potere di dare corpo anche alle mie immaginazioni.

6. Il bello di conoscere la città di cui hai letto (o comunque di saperla visitabile e raggiungibile) è che, se ti ritrovi nei luoghi in cui la storia si è svolta, ti guardi intorno cercando la conferma alla tua immaginazione. Io, ammetto di averlo fatto in stazione! A te è capitato tornando a visitare i posti di cui avevi scritto?

Ossessivamente, come un assassino sul luogo del delitto. Un po’ perché sono bei posti e non ci si stanca facilmente di vederli, e un po’ perché cerco sempre qualcosa di nuovo, qualcosa che non ho notato prima e che potrò tirar fuori in futuro. E un po’ anche perché l’effetto che hai citato si fa sentire pure su di me: mi è già capitato di passare in quei luoghi con altra gente e fermarmi a indicare il punto esatto in cui è avvenuta questa o quella scena del libro!

7. Il trend da parte dei giovani autori italiani di utilizzare protagonisti con nomi stranieri e lontane città americane forse sta cambiando. Oltre a te, penso ad esempio a Francesco Dimitri con la sua Roma, o a Barbara Baraldi con Siena. Cosa ne pensi?

Un’unica parola: finalmente. Finalmente perché significa che ‘il trucco funziona’, e io l’ho sempre sostenuto. Finalmente perché l’equazione italiano = banale è concettualmente superabile e – alleluia – possiamo superarla, se ci mettiamo d’impegno. Finalmente perché l’idea mi fa felice punto e basta. Il fantasy metropolitano appartiene anche a noi, qui e ora: dobbiamo solo allungare la mano e prendercelo.

8. A cosa stai lavorando ultimamente e quali progetti hai in serbo per il futuro?

Lavoro alacremente a un nuovo romanzo, di cui spero di terminare la prima stesura entro l’anno (è molto lungo). È una storia di dèi moderni ambientata a Milano, Londra e Amsterdam, e racconta di una barocca, complicata, feroce vendetta. Terminato questo, mi piacerebbe scrivere un romanzo (molto più breve) con Azazel come protagonista.

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