Intervista con Alessia Rocchi

Il Vampiro, prigioniero di una maledizione eterna, in lotta con se stesso e con il mondo che non accetta la sua diversità. In Anghelos, Alessia Rocchi traccia il ritratto di un essere che vive di sangue, ma soprattutto di emozioni e sentimenti.

Classe 1973, nata a Velletri (Roma), dove vive e scrive, Alessia Rocchi  nutre una vera e propria passione per i vampiri, in particolare per la figura di Lilith, cui si è avvicinata alcuni anni fa un po’ per caso un po’ per curiosità. Da allora la scrittrice si è dedicata con grande dedizione alla lettura di testi dedicati a questa creatura.

Accanto alla leggenda, anche la storia, con lo studio della figura del principe Vlad, appartenente alla stirpe dei Dracula, da cui il nome di una delle più affascinante creature fantastiche. Ma in ÁnghelosIl libro oscuro di dracula  (Ultra Lit, Castelvecchi Editore, 2010) il Succhia Sangue non è Vlad III, ma colui che dà il titolo all’opera. E scopriamo che si tratta di in vampiro diverso rispetto a quello che popola l’immaginario collettivo.

1. Alessia, da cosa e come nasce Ánghelos?

Alessia Rocchi, l’autrice di Anghelos
Il Conte Nikefόros Ánghelos, il Vampiro, nasce molti anni fa, quando ho  sentito l’esigenza di raccontare una storia. Mi ricordo di aver immaginato la vicenda di quello che in seguito sarebbe stato il protagonista dei miei romanzi, come un semplice racconto. La cosa si è evoluta anche perché il periodo in cui ho deciso di iniziare a scrivere era veramente difficile, oserei dire orrendo. Scrivere mi sembrava l’unico modo per non pensare e superare le cose brutte. Nonostante tutto, ci sono riuscita e ne sono veramente felice.

2. Negli anni la figura del vampiro (si veda il Dracula di Francis F. Coppola o la saga di Twilight) è stata protagonista di opere letterarie e cinematografiche, che ne hanno enfatizzato la matrice sovrannaturale. Nel tuo romanzo, però, abbiamo un vampiro che prova sentimenti e cerca sempre una connessione con gli esseri umani. Da cosa nasce questa rappresentazione?

Altissimo; occhi grigio celesti che ardono come il ghiaccio quando le anime degli uomini vi si specchiano; capelli corvini che circondano un viso scarno di una bellezza che fa rabbrividire, il Conte Nikefόros Ánghelos è diverso già nell’aspetto. Un gigante meraviglioso che tutti adorano, ma che allo stesso tempo temono più dell’inferno quando apre la bocca scarlatta mostrando i canini affilati. Il Vampiro è consapevole della sua diversità. Sa di essere l’unica creatura del suo genere (almeno prima dell’avvento di Lilith) e che la sua potenza potrebbe mettere in ginocchio re, papi, imperatori e sultani. Tuttavia non la usa, perché il suo desiderio di sentirsi parte di quella stessa umanità che lo teme supera la smania di dominio. Il Vampiro Nikefόros Ánghelos cerca esseri umani che possano metterlo in contatto con il mondo, come il suo fedelissimo amico Raphael, il soldato/traghettatore Petru, il Principe Vlad III Dracula e la sua amatissima sposa, Doamna.

3. A differenza e, diciamolo pure, un po’ a sorpresa rispetto alle idee canoniche e diffuse, il vampiro non è Dracula, ma colui che dà il titolo al romanzo. Il Dracula che troviamo nella storia è il Vlad III da cui si è generata la leggenda di un essere sanguinario, ma pur sempre un essere umano . Come delinei la sua umanità, segnata dal demone interiore?

Dracula! Quando si pronuncia questo nome si pensa all’uomo che realmente è stato, o al vampiro più famoso della storia della letteratura e del cinema? Credo che la risposta si trovi già nella domanda. L’umanità del Principe Vlad III Dracula è sempre stata leggenda: leggenda in vita perché su di lui correvano storie terrificanti; leggenda dopo morto visto che del suo corpo non si sa nulla. Un uomo avvolto nella più tetra delle leggende possiede, a mio parere, un’umanità complicata, accentuata anche dal fatto che la sua infanzia fu terribile, lontana anni luce dal concetto di infanzia serena e felice che abbiamo oggi. La follia è il suo demone, una follia nata dall’inferno che Vlad fu costretto a subire sin dalla più tenera età.

4. Contrapposta ad Ánghelos, è Lilith, che malgrado sia una vampira come lui, ne è nemica. Da cosa nasce la loro contrapposizione? E da cosa nasce la tua passione per Lilith?

Lilith è il lato oscuro del Conte Ánghelos, lo specchio in cui il Vampiro non vuole riflettersi per non vedere l’errore che ha commesso permettendo al demone Lilith di risorgere dalla Cripta in cui l’angelo Semangelof la rinchiuse nella notte dei tempi. I sentimenti che Nikefόros prova per lei sono di amore e odio, passione e rabbia che il Vampiro fatica molto a reprimere, perché il fascino di Lilith è potente. Lei sa come sedurre Nikefòros che tenta con ogni mezzo di tenerla alla larga da sé e da coloro che ama: Dracula, ad esempio. La mia passione per Lilith nasce dalla sua brama di indipendenza, dal mistero che circonda la sua figura mitologica che ne fa una donna/demone libera. Sebbene Lilith sia consapevole delle conseguenze devastanti delle sue azioni, non si ferma dinanzi a niente. Lilith è pura determinazione e la sua forza non finisce mai di stupirmi.

5. Una maledizione incombe sulla vita di Ánghelos. Quale? Ha una relazione con il Tesoro su cui tutti vogliono mettere le mani?

Il Dominio Scarlatto: questa è la maledizione che incombe sul Conte Ánghelos. Si tratta della sua condizione di Vampiro, che lo rese quello che è adesso e che si venne a sostituire a un’altra ben più degna. Era la notte dei tempi, l’umanità era ancora agli inizi e Lilith fuggiva dall’Eden, da Adamo e da una condizione privilegiata per seguire i suoi impulsi. Come tollerare un atto del genere? Perciò Dio inviò tre angeli a riprendere Lilith: Senoy, Sansenoy e Semangelof. Uno di loro disubbidì agli ordini. Lottò con Lilith e la sconfisse. Ma ci fu un delitto atroce, e al carnefice venne inflitta la condanna del Dominio Scarlatto. Solitudine, oblio e una devastante sete di sangue contro cui il Conte lotta notte dopo notte. Sì, il Tesoro degli Ánghelos ha una relazione strettissima con il Dominio Scarlatto.

6. Dolore e oscurità prevalgono nel tuo romanzo, dove sembra di essere calati in un inverno perenne. La speranza ha spazio in questi tempi e in questi luoghi macchiati di sangue e prostrati dalla violenza?

Anche se non sembra, la speranza è l’unica fonte di salvezza in tempi macchiati di sangue e prostrati dalla violenza. La speranza di sopravvivere, ricongiungersi con le persone amate dopo anni di estenuanti e costose crociate, la speranza della vittoria sul nemico e la voglia di riscattarsi davanti ai nobili che non lo hanno mai voluto sul trono di Valacchia e di Transilvania è ciò che spinge il Principe Dracula ad andare avanti. Anche per il Conte Ánghelos c’è speranza e si chiama Stanza della Purificazione, luogo destinato al Vampiro dalle tre Guardiane della Porta. Nessuno, nemmeno gli angeli e i diavoli, sa cosa ci sia oltre la Porta della Stanza, né dove essa sia. Nikefόros non sa cosa troverà una volta entrato lì, però un tempo lesse il Libro Oscuro e si aggrappa a quel brandello di speranza in cui anche un reietto come lui può trovare un po’ di pace.

7. Nel tessuto delle convenzioni sociali, rette da matrimoni d’interesse e dalla presenza di concubine, avviene una lacerazione, nel momento in cui Vlad III sposa per amore Doamna. Ma l’unione non sarà felice. Questa vicenda può essere interpretata come una sorta di punizione alla trasgressione alle regole sociali di quei tempi, come dire, l’amore che noi vediamo come coronamento di un sentimento, è un’illusione e non coincide con la funzione sociale del matrimonio?

Umano “troppo umano” è il vampiro di Alessia Rocchi

Nei tempi passati sposarsi per amore era una cosa assolutamente inusuale, infatti sono rarissimi i casi di matrimoni tra nobili o regnanti coronati dall’amore. La funzione sociale del matrimonio è sempre andata al di là dei sentimenti del singolo: è un patto, una concatenazione di interessi economici e politici. Per quanto riguarda la moglie del Principe Dracula non si sa niente di lei, a parte che si gettò in un fiume per non cadere nelle mani dei Turchi e che diede un figlio a Vlad. Ho voluto dare una mia interpretazione sulla vicenda di questo matrimonio con avvenimenti romanzati: le umili origini della Principessa, un matrimonio d’amore e perciò dannato, la passione che il Conte Ánghelos sente per Doamna e che segnerà così negativamente l’amicizia con Dracula, da renderli nemici.

8. Amore e follia sembrano essere due facce della stessa medaglia. L’amore è follia? O conduce alla follia?

Come spesso mi capita di rispondere quando mi viene formulata questa domanda, cito una delle più belle frasi di Blaise Pascal:“Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce”. Mi sembra chiaro che l’amore non vada nella stessa direzione della ragione ed è, perciò, una dolce follia che porta a una stato d’animo di pura leggerezza e felicità. Ma alle volte l’amore si ammala e diventa una follia omicida come può essere quella di Dracula che costringe la moglie e il popolo a subire le conseguenze dei suoi atti sanguinari. In questa drammatica situazione, il Conte Anghelos è l’unico a mantenere saldi e puri i suoi sentimenti per la Principessa. Il Vampiro è consapevole che attraverso l’amore può trovare la strada per avvicinarsi alla Stanza della Purificazione, perciò si abbandona piacevolmente a quella “dolce” follia dalle conseguenze purtroppo terrificanti.

9. Il tuo romanzo presenta dettagli non trascurabili, quali la restituzione di odori e di scenari che restano inchiodati nella testa del lettore. Da cosa nascono queste tue accortezze e con quali intenzioni?

Quando leggo un romanzo, la prima cosa che noto sono le ambientazioni. I romanzi troppo “chiacchierati” non mi piacciono perché mi sembra che l’azione si svolga dinanzi a una tenda nera. Voglio sentire gli odori, voglio vedere le persone che camminano accanto ai protagonisti, voglio ascoltare i versi degli animali. In poche parole, per me un romanzo deve essere come un set cinematografico, tridimensionale in cui i dialoghi possono intervallarsi benissimo con l’ambiente circostante. Inoltre, poiché i miei romanzi sono ad ambientazione storica, mi sembra più che giusto rendere le situazioni il più realistiche possibile.

10. Come si delinea l’elemento nel sacro, presente nel contesto delle crociate e intrecciato al profano e alle credenze popolari? Non vi sono contraddizioni?

L’elemento sacro si colloca in perfetta armonia con le credenze popolari e non cade in contraddizione, anzi l’uno compensa le altre alla perfezione. Il fatto è che, abbastanza spesso, la Chiesa non avrebbe potuto far conoscere il suo credo se non fosse scesa a compromessi con le vecchie tradizioni, lasciando che il profano rimanesse, ma rielaborando e reinterpretando in chiave cristiana le credenze pagane. Si tratta di un connubio secolare che tutt’oggi possiamo vedere in alcune feste popolari.

11. Lavori in corso per un altro romanzo?

Incrocio le dita. (Alessia non aggiunge altro)

12. Altre considerazioni su Ánghelos, o, ancora meglio, sulla letteratura vampiresca?

Sì, mi piacerebbe fare una considerazione. Nell’arco degli ultimi due secoli la letteratura sui vampiri ha avuto un’evoluzione impressionante, soprattutto se si pensa agli anni più recenti. Credo che gli scrittori abbiano sviscerato la figura del Succhiatore di Sangue come nessun’altra. Da Polidori a Le Fanu, da Stoker a Anne Rice, il Vampiro è un nobile, una figura misteriosa che cammina tra gli uomini silenziosamente e li avvolge nel suo nero mantello trascinandoli con sé nel suo mondo fatto di tenebra, di atmosfere gotiche, di passioni sanguinarie. Uscire dalla tomba, provare a guardare il sole, amare, camminare di giorno per sentirsi parte di qualcosa e non più un disadattato che desidera solo sangue e morte è una caratteristica della letteratura sui vampiri che mi affascina moltissimo. Il Vampiro vuole “vivere”, perché credo che non ci sia un amante della vita più passionale di lui. E il Conte Nikefόros Ánghelos si colloca proprio in questo contesto.

13. Alessia però vuole dirci un’ultimissima cosa…

Esatto, approfitto per ringraziare la redazione di Urban Fantasy per avermi dato l’opportunità di presentarmi e parlare del mio Vampiro che ormai mi accompagna da molti anni. Mi congedo augurandovi una buona lettura. Lasciate che il Vampiro entri nelle vostre case. Il Conte Ánghelos non vuole farvi del male, vuole solo raccontarvi una storia. La sua storia.

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