Life on Mars

Una serie tutta made in UK che ci catapulta nella Manchester degli anni 70, dove sogno e realtà si mescolano, e che ci lascia con il fiato sospeso fino all’ultimo episodio.

La vita del detective di Manchester, Sam Tyler, è improvvisamente sconvolta e messa sottosopra quando la caccia ad un sanguinario serial killer si trasforma per lui in una disperata missione di salvataggio della sua ragazza e collega Maya Daniels.Rimasto scosso dalla notizia del rapimento della ragazza, viene coinvolto in un incidente stradale che in maniera misteriosa lo catapulta indietro nel tempo, nel 1973, quattro anni dopo la sua nascita.

Sam si risveglia in un luogo diverso da dove si trovava prima, il modello della sua automobile è cambiato e anche gli abiti che indossa non sono gli stessi che aveva poco prima. Il detective torna alla centrale di polizia e la trova completamente cambiata così come diversi sono i suoi colleghi e il capo (un tale Gene Hunt, un tipo molto arrogante e pieno di sé). Cercando di superare lo shock iniziale ed elaborando un piano per ritornare alla sua epoca di appartenenza, Sam comincia a lavorare con la sua nuova squadra per risolvere i crimini che affliggono la Manchester del passato. Tra indagini e inseguimenti, Sam si rende conto come alcuni crimini che deve risolvere sono strettamente legati a episodi della sua infanzia: approfittando della situazione, coglie l’occasione di elaborarli e in alcuni casi porvi rimedio.

John Simm: Sam Tyler e Philip Glenister: Gene Hunt

Life on Mars mescola in maniera magistrale due dei topic preferiti delle serie tv europee ed oltreoceano: la fantascienza, focalizzandosi principalmente sulla questione dei viaggi nel tempo, e il poliziesco, fornendo investigazioni ricche di trama e scene d’azione; in entrambi i casi, gli argomenti vengono trattati con arguzia e scrittura accattivante, così da mettere d’accordo i telespettatori di questi due generi solitamente così lontani.

Oltre alla storyline già di per sé avvincente, dove fino all’ultimo lo spettatore non ha chiaro se Sam Tyler ha davvero viaggiato indietro nel tempo o è tutto frutto di uno stato di “pre-morte”, la serie offre ben altri punti di riflessione. Il primo che salta all’occhio è lo shock culturale che Sam si trova ad affrontare una volta approdato nel 1973: questo ci porta ad immedesimarci nel disagio del protagonista che deve confrontarsi con i vecchi metodi investigativi così poco tecnologici e molto disorganizzati. La realtà della centrale di polizia è solo un piccolo specchio di quello che in verità deve affrontare Sam: fuori trova una Manchester diversa e piena di contraddizioni, dove spesso la concezione di bene e male si confonde e l’unico modo per affrontare le situazioni che via via gli si presentano è quello di affidarsi al proprio intuito, e soprattutto contare sui legami affettivi che ha instaurato.

Ma con Life on Mars si va ben oltre. Vivendo le avventure al fianco di Sam ci accorgiamo che molte cose sono diverse, compresa la stessa percezione della vita. Sam non si trova a scegliere soltanto in quale epoca vivere, ma la domanda fondamentale è: “Quale di queste epoche è vita?” Forse nel 2006, dove la perfezione, la sicurezza, ma anche la freddezza dominano la sua esistenza? O nel 1973, dove in mezzo al caos e la corruzione deve imparare ad assecondare il proprio destino ed ascoltare la sua anima? Queste domande ci collegano inevitabilmente a temi come la concezione di Dio, con il concetto di libertà, di scelta, di autodeterminazione e di lotta contro il potere costituito che soffoca il libero arbitrio, ma anche tematiche come la realtà virtuale, con l’idea che la ricerca della verità debba passare da un risveglio dal mondo delle illusioni verso un viaggio di rinascita ed emersione alla contemplazione della realtà, o il concetto di destino, dove l’uomo si ritrova spesso a combatterlo e volerlo cambiare. Di certo, questi temi, non sono inediti nella letteratura e nella cinematografia, ma per la prima volta li vediamo portati sul piccolo schermo con un così grande riguardo per i dettagli. E come in ogni produzione della BBC (basti pensare a serie come The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy, Doctor Who o più recentemente Torchwood), è appunto la cura per i dettagli a rendere questa buona idea narrativa, un ottimo prodotto televisivo.

Il climax narrativo incastra con cura gli aspetti più interessanti della serie: pur seguendo il filo della vita di Sam, adoperando espedienti come i flashback e quelle che apparentemente sembrano allucinazioni visive e uditive del protagonista, ogni episodio di Life on Mars è incentrato su un caso diverso da risolvere.

Cast Life on Mars

Il cast e la caratterizzazione dei personaggi regalano una visione a 360° di questi mondi che si scontrano: il protagonista Sam Tyler, grazie ad una brillante interpretazione di John Simm (il “Master”, nemesi del Dottore nella serie tv Doctor Who), è la rappresentazione perfetta dell’uomo che compie il viaggio verso la conoscenza di sé stesso e chissà, forse, anche di una verità più alta. Risvolto della stessa medaglia è Philip Glenister che impersona l’ispettore Gene Hunt e che con la sua fantastica interpretazione si è guadagnato il ruolo di protagonista nello spin-off di questa serie (Ashes to Ashes). Gene Hunt, diversamente da Sam, non agisce facendosi scrupoli di coscienza, spesso possiamo vedere in lui un personaggio corrotto, violento e disobbediente ma senza alcun dubbio naturale, vivo. Lui rappresenta l’essere umano comune, che nonostante i suoi difetti, cerca di mantenere una parvenza di ordine e giustizia. E infine non poteva mancare una figura femminile, Annie Cartwright, una poliziotta del dipartimento laureata in psicologia, che non ha il solo banale compito di instaurare un legame affettivo con il protagonista, ma, quasi impersonando la voce della sua coscienza, lo aiuta ad affrontare la strana situazione che sta vivendo. I personaggi si muovono in una perfetta riproduzione della Manchester degli anni 70, grazie a una ricostruzione del linguaggio e la cura maniacale degli ambienti: dai mobili, agli accessori, agli indumenti, alle vetture.

Menzione particolare spetta alla soundtrack, un centinaio di canzoni che ci accompagnano nel corso delle due stagioni e che di volta in volta ci guidano e fanno luce sullo stato d’animo del protagonista. Raccolta del periodo d’oro della musica, tra gli artisti possiamo trovare David Bowie, Slade, Sweet, Atomic Rooster, Lindisfarne, Nina Simone, Roxy Music, Paul McCartney e T Rex.

In conclusione, Life on Mars è una delle serie britanniche più riuscite degli ultimi anni e si può tranquillamente definire una delle punte di diamante dell’urban fantasy made in UK.

Life on Mars

Formato: Serie Tv
Ideatori:
Matthew Graham, Tony Jordan, Ashley Pharoah
Interpreti e personaggi:
John Simm: Sam Tyler, Philip Glenister: Gene Hunt, Liz White: Annie Cartwrigh, Dean Andrews: Ray Carling, Marshall Lancaster: Christopher Skelton

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