Delirium – Lauren Oliver

“L’amore, la più mortale tra le cose mortali: ti uccide sia quando ce l’hai sia quando non ce l’hai.” Il nuovo romanzo distopico per adolescenti dell’autrice americana Lauren Oliver.

“Ti amo. Ricordatelo. Questo non possono portarcelo via.”

Delirium di Lauren Oliver, scrittrice americana già autrice di E finalmente ti dirò addio, è un ottimo romanzo distopico young adult dalla forte ricchezza emotiva che, forse, in attesa del secondo volume della trilogia, intitolato Pandemonium, è meglio leggere più con la testa che non con il cuore se si vuole evitare di rimanere schiacciati dalla pressione continua di paura e desolazione che permea tutto il testo e devastati dal suo finale, che potremmo definire un cliffhanger.

Il libro è soffocante e claustrofobico sin dalle prime pagine, quando si iniziano a tracciare i contorni e a rivelare i dettagli della società distopica in cui è ambientato, che ha dichiarato guerra, convinta di averla anche vinta, alla malattia più pericolosa e mortale di tutte: il delirium amoris nervosum; e quest’atmosfera, che si protrae sino all’ultima tragica e straziante scena, è miracolosamente insieme foriera di sconforto e speranza, di sconfitta e promessa libertà.

“L’amore, la più mortale tra le cose mortali: ti uccide sia quando ce l’hai sia quando non ce l’hai.”

La Portland in cui vive Lena è ormai una città fisicamente delimitata da confini di mura elettrificate e sorvegliate, ma altrettanto chiusa e rigidamente regolata sia moralmente che politicamente. Tutto in nome di una necessaria ed indispensabile difesa nei confronti del terribile e mortale delirium, quasi completamente debellato, ma non ancora sconfitto! Tutti i cittadini che abbiano superato i 18 anni di età, infatti, vengono sottoposti ad un’operazione al cervello che rende immuni alla malattia, che impedisce loro di innamorarsi e provare qualunque tipo di sentimento. Ma su qualcuno la procedura non ha effetto e in città talvolta si palesano individui definiti Simpatizzanti che vengono subito perseguitati ed eliminati (ripetendo la procedura, giustiziandoli o incarcerandoli), e fuori dalle sue mura sicure, nelle Terre Selvagge, sopravvivono ancora gruppi di persone che hanno scelto la libertà, cha hanno evitato la procedura, che hanno dovuto fuggire dalla società “civile”, che li chiama Invalidi (pur non ammettendo la loro esistenza).

Edizione italiana - 2011

Portland, come il resto del mondo civilizzato di Delirium, colleziona tutte le caratteristiche base delle società distopiche della letteratura del Novecento: un rigido sistema educativo e propagandistico che inculca l’idea della bontà dello Stato/dittatura e convince della necessità dei suoi metodi rigorosi e impietosi; l’invito-obbligo al conformismo anonimo con l’implicita condanna dell’individualismo e del dissenso in ogni sua sfumatura; la sorveglianza continua dei cittadini sotto molteplici forme (dai test attitudinali alla scelta del consorte, dai controlli a random telefonici alle ronde legalizzate dei Regolatori); il rifiuto e la paura per il mondo al di fuori dell’organizzazione e della sorveglianza dello Stato (i Non Ancora Curati, gli Invalidi delle Terre Selvagge, i Simpatizzanti) e la crudele repressione di ogni sua espressione; un controllo ossessivo sui mezzi di comunicazione e informazione (quindi sui giornali, sui libri, sulle canzoni, sull’arte).

Lena è cresciuta in questa società, non ne conosce un’altra e quindi la reputa la migliore – o quasi – possibile, con un passato che l’ha marchiata perché figlia di una suicida su cui ben tre procedure non avevano avuto effetto, conta i giorni che la separano dalla data dell’operazione che la metterà completamente e definitivamente al sicuro dalla malattia che l’ha toccata così da vicino. In una società in cui i bambini sono cresciuti da adulti che non conoscono l’amore, che non consolano, che non fanno giocare, che non ridono coi loro figli e che, se anche desiderassero farlo, attirerebbero su di loro nel migliore dei casi occhiate di disapprovazione e nel peggiore una persecuzione in piena regola. In una società in cui i Curati, in seguito alla procedura, hanno perso non solo la capacità di amare, ma anche quelle di sognare, di desiderare, di appassionarsi a un hobby, di preferire un libro o un gusto. In una società che vive nella paura di un contagio, di un guizzo di espressione artistica, di un passo falso anche piccolo, di ciò che sta fuori dalla città così come di ciò che la sorveglia al suo interno. In una società così grigia, oppressa, vuota, sin da bambini ci si convince che l’amore non sia altro che ciò che è stato insegnato: una malattia spaventosa da temere ed evitare. Non potrebbe essere altrimenti perché se  si cresce senza amore, non si avrà mai la possibilità di conoscerlo e, se per caso accadesse, si tratterebbe di un errore, di un incidente cui porre immediatamente rimedio.

Questo succede a Lena: inciampa nell’amore. Il seme che aveva amorevolmente e dolorosamente piantato in lei sua madre, trova terra, acqua e sole per germogliare e poi crescere e infine sbocciare in un fiore meraviglioso quanto pericoloso.

Infatti uno dei fil rouge del libro è indiscutibilmente la paura, una claustrofobica paura che attanaglia il respiro in tutte le pagine, perché Lena è sempre in pericolo. È in pericolo quando è integrata nella società, quando desidera con tutta se stessa la Cura, quando segue le regole, perché un solo passo falso potrebbe compromettere il ruolo a lei destinato nel rigido mondo cui crede di appartenere. Ed è in pericolo quando invece le regole le infrange, quando esce dopo il coprifuoco, quando ascolta musica non approvata, quando mette in discussione le verità dello Stato, quando rimane sola con Alex, quando bacia Alex, quando anche solo pensa a lui e sogna di vivere al suo fianco.

In certi brani la trama rallenta al punto cha pare fermarsi, la descrizione si fa quasi ossessiva, raccontando per intere pagine tragitti affrontati dalla protagonista dopo il coprifuoco o in zone vietate, violenti blitz dei Regolatori o inattese estasi donate dall’ascolto di una canzone o di una poesia. Pagine che sembra di scorrere in apnea, alla quale non segue quasi mai un sospiro di sollievo o almeno consolatorio.

Ma l’altro fil rouge, quello che invece fa respirare e sospirare, è l’amore, of course! L’amore rinnegato e diffamato dalla Cura, l’amore oltraggiato dalle punizioni per chi lo prova ancora e vuole lottare per esso, l’amore analizzato e sezionato nel libro di SSSH (Manuale di sicurezza, salute e soddisfazione), l’amore ignorato dai genitori e dai coniugi. L’amore che, ben lontano dall’essere annientato, trionfa nei giovani prima della Cura, nei Simpatizzanti, nei Ribelli, negli Invalidi delle Terre Selvagge… e in Lena e Alex! Il loro non è un amore speciale, non è nemmeno quell’amore un po’ folle, totalizzante e cieco  dell’adolescenza. È solo semplicemente e meravigliosamente amore, senza declinazioni esaltanti o differenzianti, se non quella straordinaria che nessun altro intorno a loro due ama! È reciprocità, bisogno, necessità di stare insieme, di non vivere l’uno senza l’altro, che per loro a causa della Cura non significherebbe solo “rimanere lontani” ma dimenticarsi dell’esistenza dell’altro o ricordarla con estrema e spaventosa e piatta indifferenza. È l’amore che fa nascere il desiderio di combattere per avere il diritto e la libertà di provarlo, e che anche dona la forza e il coraggio per lottare, per viverlo e, sì, anche per morirne

Delirium

Autore: Lauren Oliver

Editore: Piemme

Collana: Freeway

Pagine: 384

Prezzo: 18,00 €

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