Camelot

«Forget everything you think you know… this is the story of Camelot that has never been told before»

Camelot è la nuova serie fantasy che racconta l’affascinante mondo medievale di re Artù (rivolgendosi ad un pubblico più adulto di quello di Merlin, la serie inglese in onda dal 2008). Questa coproduzione irlandese/canadese ha trovato le sue location ideali in Irlanda e nella Starz una casa produttrice pronta a investire sul fantasy storico.

La Starz ha infatti già prodotto Spartacus: sangue e sabbia (2010 – in corso), che ha scommesso su una visualità di tipo fumettistico (sulla scia di 300). Scritto da Michael Hirst e Chris Chibnall (già autori di film e serie in costume come I Tudors, Elizabeth e Elizabeth The Golden Age), Camelot vanta al suo interno un cast notevole, grazie alla presenza di attori del calibro di Joseph Fiennes (Shakespeare in love, Flashforward) nel ruolo di Merlino, Eva Green (Le crociate) in quello di Morgana e Claire Forlani (Vi presento Joe Black) in quello di Igraine. 

Ma cosa sappiamo davvero di Camelot? Fiumi di inchiostro, di pellicola cinematografica e di metri di tessuto per abiti di scena sono andati a sedimentare nelle nostre conoscenze sull’argomento. Il ciclo arturiano è un insieme di storie e tradizioni leggendarie che si sono incrociate e interconnesse fra loro a partire dal XII secolo d.C. L’argomento amoroso è sempre stato preponderante rispetto a quello guerresco, poiché l’ambiente privilegiato per queste vicende d’avventura, narrate in rima per aiutare la memoria e solo dopo in prosa, erano le corti francesi in cui andava elaborandosi il codice dell’amor cortese, alla base della concezione occidentale dell’amore romantico.

Per quanto il mitico re Artù sia stato collocato cronologicamente in tempi diversi (dall’età del Bronzo fino all’epoca romana), le maggiori probabilità che una base storica ci sia davvero per questa figura leggendaria si giocano per un epoca dell’Alto medioevo che va fra il V e il VI secolo d.C., ai tempi dell’invasione dei Sassoni e dei tentativi di difesa da parte delle divise tribù della Britannia. E ciò distrugge la credibilità di moltissimi costumi di scena adottati per il film del 1981 a regia di John Boorman, Excalibur, fra le versioni cinematografiche più gradevoli peraltro, o quelli del film del 1995, Il primo cavaliere, con Sean Connery nel ruolo di Artù e Richard Gere in quello di Lancillotto.

La sigla di questa nuova trasposizione è bellissima. E’ un insieme di immagini liriche, evocative, assemblate sapientemente, con l’uso di tecniche originali e una musica che vuole emozionare. La sigla di Camelot, come anche quella di Game of Thrones, la serie similare della HBO, sono ugualmente eccezionali per concezione ed effetti. Svolgono la funzione programmatica di mostrare agli spettatori la “dichiarazione d’intenti” della serie, attraverso un sofisticato linguaggio per immagini e musica che sta diventando in sé una forma d’arte.

Eva Green - Morgana

La serie, che purtroppo non avrà una seconda stagione, racconta in dieci puntate la parte iniziale della storia di Artù. La vicenda comincia con Uther Pendragon che esclude violentemente dalla sua vita Morgana, la figlia della sua prima moglie, e viene da lei avvelenato. Da qui comincia la lotta per il trono fra la bellissima Morgana, che ha studiato stregoneria, e Artù, il figlio di Uther e di Igraine, la sua seconda moglie, che era stato prelevato in fasce da Merlino e affidato a una famiglia di signori locali. Ad Artù viene rivelata la sua ascendenza e, dopo aver reperito la spada Excalibur, comincia l’avventura dei cavalieri e di una Camelot in rovina che viene riportata a nuova vita grazie all’entusiasmo di un giovane re che fa rinascere la speranza nel popolo.

Apparentemente nulla di nuovo nel plot narrativo, dunque, ma l’apparenza inganna: la spada ha una storia diversa, la magia è concepita differentemente dal solito e il suo uso, da parte di Merlino e di Morgana, ha un costo notevole; nell’ambito della storia non appare come una soluzione facile a tutti i problemi, anzi.

L’aspetto più interessante di Merlino è che viene presentato come un uomo più giovane dell’immagine tradizionale del vecchio stregone con la barba e che è la via di mezzo fra un sensitivo e un politico. In Camelot è un solitario oppresso dal suo stesso dono, diviso fra la tendenza a manipolare il giovane Artù e la stima per quello che il giovane lentamente diventa. La stessa propensione all’inganno e alla manipolazione si ritrova in Morgana, che decide di mostrarsi al popolo come un’alternativa migliore di Artù con l’obiettivo di impadronirsi del potere e per far questo non esita di fronte a nulla. Eppure il suo personaggio non è affatto banale, anche grazie all’interpretazione notevole di Eva Green. La giovane donna è divisa: fragile e determinata al tempo stesso, ferita e spietata. Le prove attoriali di Joseph Fiennes e di Eva Green nei ruoli di Merlino e di Morgana sono sopra le righe, spinte ai limiti dell’eccesso, ma danno l’impronta alla serie, ne sono come l’ossatura portante. Anche il personaggio di Igraine viene valorizzato e posto al centro della narrazione in modo originale e interessante, contrariamente al solito, sia per il suo rapporto con la figliastra Morgana sia per il legame che si stabilisce con il solitario Merlino.

Artù e Ginevra

La storia, in questa prima serie perlomeno, è notevolmente diversa da quella tradizionale e la tensione affettiva e sessuale irrisolta fra Artù e Ginevra (che non è sua moglie, almeno per questa annata) è garantita da un escamotage narrativo completamente inedito rispetto alla tradizione del ciclo bretone.

Inoltre, nella storia di Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda, per come la conosciamo, nella prima parte la cultura pagana è protagonista con Merlino e con la magia. Nella seconda parte invece, quella che si riferisce alla perdita della spada, alla malattia del re e alla ricerca del Santo Graal, che solo può riportare la salute al re e la fecondità al regno, subentra invece la cultura cristiana che scaccia la magia dei tempi antichi e che dà vigore e sostegno al potere sovrano. Il ciclo arturiano, quindi, è diviso in due parti che sono il riflesso della cristianizzazione dell’Inghilterra, avvenuta proprio in quel periodo, intorno al Seicento d.C.

Nella sceneggiatura di questa serie invece la presenza del Cristianesimo è rappresentata da una suora che si aggiunge al seguito di Morgana e che sembra essere addirittura l’artefice della sua iniziazione alla stregoneria in tempi precedenti. Congiura con lei e le mostra una devozione assoluta. Rappresenta in qualche modo la sua anima nera.

Gli sceneggiatori si mostrano geniali nel non dividere palesemente il bene dal male: ogni personaggio mostra le proprie motivazioni e la propria fragilità. La suora, Sybil, si offre di morire per salvare Morgana, ma connota in maniera assolutamente negativa il Cristianesimo, che si ammanta dell’ipocrisia e della spregiudicatezza che i pregiudizi razionalistici e illuministici moderni attribuiscono alla Chiesa. Un personaggio invece che si confessa cristiano è Leonte, il campione del re, che è il più aderente alla visione classica del Cavaliere. La sua è una dirittura morale e una coerenza che si mostrano come spiccatamente personali, ma il suo crocifisso e il suo libro di preghiere rappresentano il contraltare della divisa da suora di Sybil che copre la sua profonda ambiguità.

I motivi per seguire questa serie? Le ottime interpretazioni, le storie avvincenti che rielaborano il mito in maniera abbastanza originale, le ambientazioni suggestive e i costumi preziosi, il romanticismo e una evoluzione interessante dei personaggi. Se vi piace il genere, Camelot sicuramente vi convincerà.

Camelot

Formato: Serie Tv
Ideatori: Chris Chibnall e Michael Hirst
Personaggi e interpreti: Jamie Campbell Bower (Arthur), Joseph Fiennes (Merlin), Eva Green (Morgan), Tamsin Egerton (Guinevere), James Purefoy (Lot di Cornovaglia), Peter Mooney (Sir Kay)

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